«Mi sono appeso al balcone per sfuggire alle fiamme»
La testimonianza del vicino di casa dell’anziano morto nell’incendio di Iolo Una coppia ha tentato di spegnere il rogo gettando acqua ma è stato tutto inutile
prato. «Mi sono appeso alla finestra al quarto piano fino a quando non sono arrivati i vigili del fuoco a salvarmi con l’autoscala...». Ha le lacrime agli occhi Rudy, uno dei residenti nella palazzina di via Andrea da Quarata, a Iolo, dove martedì notte un uomo di 69 anni, Antonio Cecchi, ha trovato la morte a causa di un incendio partito dall’appartamento al primo piano dove viveva insieme al fratello e alla cognata.
Piange per il vicino di casa, Rudy, ma anche per il suo amato cane, che è morto a causa del fumo respirato durante l’incendio.
«Ci siamo accorti di quello che stava succedendo quando il fumo aveva già invaso tutta la tromba delle scale - racconta il residente mentre i carabinieri e i vigili del fuoco continuano a raccogliere le testimonianze degli inquilini dello stabile - Scendere era impossibile, e così mi sono appeso alla finestra».
Sono state scene di panico puro quelle viste lunedì sera in via da Quarata. Secondo quanto racconta un altro vicino che abita al primo piano, Antonio Sciarrillo, gli occupanti dell’appartamento dove viveva la vittima probabilmente non si sono accorti di quanto stava succedendo nella stanza di Cecchi. Sarebbe stato un altro inquilino del quarto piano, accortosi del fumo, a scendere per dare l’allarme. Poi non si è capito più nulla, è stato un fuggi fuggi generale, mentre sul posto arrivavano tre squadre dei vigili del fuoco, i carabinieri e le ambulanze che hanno preso in carico ben 11 persone con sintomi da intossicazione. Otto di loro sono poi state dimesse ieri mattina.
Per Antonio Cecchi non c’è stato niente da fare. Il fratello e la cognata sono riusciti a mettersi in salvo per un pelo, mentre lui, che aveva grosse difficoltà di deambulazione, non ce l’ha fatta. Probabile che sia stato stordito dal fumo dell’incendio e abbia perso conoscenza ancora prima di poter tentare una fuga.
Antonio Sciarrillo, che vive dall’altra parte del pianerottolo sulla facciata che dà verso l’interno, insieme alla moglie ha tentato di fare qualcosa per scongiurare la tragedia. In attesa dell’arrivo dei vigili del fuoco, hanno tirato qualche secchiata d’acqua dentro la porta dell’abitazione in fiamme, ma è stato tutto inutile. «Anzi - racconta Sciarrillo - a ogni secchiata aumentava il fumo e siamo dovuti scappare anche noi».
Il fratello della vittima ha detto di aver provato a chiamare Antonio, ma di non aver ricevuto risposta. È convinto che a quel punto fosse già morto e non ci fosse più nulla da fare. Il corpo senza vita è stato trovato solo due ore più tardi dai vigili del fuoco, quando è stato possibile entrare nell’appartamento ancora rovente.
Sulle cause al momento nessuno si sbilancia e lo stesso magistrato di turno, il sostituto Carolina Dini, è in attesa della relazione dei vigili del fuoco e dei carabinieri.
Sul posto qualcuno ha avanzato l’ipotesi che l’incendio possa essere stato provocato da un corto circuito partito dal caricabatterie di un telefono cellulare, forse quello della stessa vittima.
Solo successivi accertamenti potranno confermare o smentire questa ipotesi, anche se non sarà così facile stabilire l’esatta causa dell’incendio perché il fuoco ha distrutto completamente la stanza. L’intera palazzina è stata dichiarata inagibile e gli sfollati per ora hanno trovato una sistemazione dai parenti o grazie alla Protezione civile. —
Paolo Nencioni
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