Il Tirreno

Prato

l’emergenza coronavirus 

Gli hotel vogliono chiudere dal 20 a fine mese

Vezio Trifoni
Rodolfo Tomada, presidente di Federalberghi
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Rodolfo Tomada, presidente di Federalberghi

L’intenzione è emersa nel corso dell’assemblea al Datini. Tomada: «I turisti scappano e gli studenti sono tornati negli Usa»

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PRATO. Per il turismo in generale e per quello pratese in particolare il Covid-19 è davvero un virus letale. «Siamo in un momento davvero difficile, è chiaro che in primis va difesa la salute e il decreto del presidente del consiglio dei ministri è a tutela di tutti gli italiani – spiega Lorenzo Marchi, assessore al turismo e all’università – e l’allargamento delle restrizioni ai tribunali e alle procure in tutt’Italia mi sembra l’estensione giusta alle dinamiche legate al virus. Per quanto riguarda l’università e il turismo, quindi indirettamente per gli alberghi, c’è un vero e proprio grido d’allarme»

 «Si va verso la chiusura degli alberghi dal 20 marzo a fine mese – spiega Rodolfo Tomada, presidente di Federalberghi di Prato – Dall’assemblea straordinaria all’Hotel Datini è emersa l’intenzione di chiudere le strutture ricettive dal 20 marzo fino a fine mese. Siamo in continuo contatto con il presidente regionale Daniele Barbetti e anche con le altre province toscane. La decisione è quella di salvare il salvabile, un modo per dare ferie ai dipendenti e contenere i costi in attesa di capire come i comuni e il governo ci possono venire incontro».

Quali sono state le richieste? «Il Comune di Prato ha subito capito il problema ed abbiamo già partecipato a due tavoli – continua Tomada – abbiamo chiesto di accollarsi la Tari o parte di essa e di poter trovare una soluzione sull’Imu e stornare la tassa di soggiorno che a gennaio aveva visto numerosi clienti e che chiaramente con l’80% (adesso quasi 100% di cancellazioni e prenotazioni) e il fermo di richieste almeno fino a Pasqua, è irrisoria. La settimana scorsa la perdita era vicino al milione di euro. Ci aspettiamo anche dal governo di poter posticipare alcuni pagamenti anche perché a Prato 15 alberghi su 20 sono in affitto e quindi c’è anche questo aspetto da tenere in conto».

Tra l’altro molti universitari stranieri come quelli della New Haven sono rientrati in America. «Un altro aspetto che ha creato preoccupazione – continua Tomada – Gli studenti universitari sono scappati e in qualche caso hanno svuotato alcuni alberghi oltre a non avere più l’indotto dei soggiorni per lavoro perché come sappiamo gli italiani non possono andare in diversi paesi esteri e gli stranieri hanno bandito l’Italia. Tuttavia tra di noi siamo in contatto per studiare qualche iniziativa legata a una solidarietà ricettiva. Giovedì prossimo il nostro presidente Barbetti incontrerà Biffoni, in questo caso come presidente dell’Anci toscana, e vediamo se riusciamo a trovare soluzioni possibili».

«In questo momento stiamo seguendo – dice l’assessore Marchi – due problematiche economiche che derivano dal coronavirus, la prima è quella delle attività ricettive quindi degli alberghi e indirettamente della mancanza di turisti nella nostra città ma anche di chi si appoggia a Prato per la sua posizione strategica. L’altra è dettata dagli studenti universitari dove abbiamo tre centri nevralgici come il Pin, la Monash e la New Haven e i ragazzi americani sono tutti tornati negli Stati Uniti. Un momento dove bisogna trovare unità e soprattutto capire quali sono le soluzioni più giuste per supportare questi due settori».
 

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