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Prato

Primo caso a Prato, “importato” da Firenze «Non doveva venire qui»

Maria Lardara Servizi da pag. 2 a pag. 7
Primo caso a Prato, “importato” da Firenze «Non doveva venire qui»

Una donna di 44 anni si è presentata al pronto soccorso insieme alla madre Il capo del Dipartimento di prevenzione invita a rispettare le regole sanitarie

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prato. Renzo Berti, capo del Dipartimento prevenzione dell’Asl, lo chiama «tampone generoso». Non dovuto ma eseguito nella specifica circostanza. Quel test è servito a scovare il coronavirus in una donna di 44 anni residente a Firenze. Ricoverata lunedì sera nel reparto di Malattie infettive del Santo Stefano, sarà dimessa oggi. Tornerà nella sua abitazione, a Firenze. In quarantena per 14 giorni, insieme alla madre. La figlia è sfebbrata e sta bene, la madre ha la febbre. La prima ha i polmoni liberi, come ha evidenziato una radiografia al torace, la seconda è stata sottoposta a un tampone. Madre e figlia abitano a Firenze. Lunedì sera non hanno chiamato il 118, come imporrebbe il protocollo d’emergenza per un caso sospetto di coronavirus. Sono salite su un’auto, dirette verso il pronto soccorso della città dove abitavano fino a pochi anni fa. «La paziente è stata subito isolata – racconta Berti – indirizzata a seguire il percorso dedicato all’interno del nosocomio, indossando la mascherina chirurgica». La donna rientra in treno da Bergamo il 22 febbraio. Il giorno successivo inizia a stare male. Come racconterà lei stessa sul suo profilo Facebook, non sono mancate le telefonate al numero unico dell’Asl (055 5454777) perché le venisse fatto un tampone. È un mistero perché abbia scelto il nosocomio di Prato. Né è chiaro se la donna si sia consultata con il medico di famiglia che avrebbe mantenuto in città anche dopo il trasferimento a Firenze. «Confermiamo la versione della paziente – ammette Berti – Il tampone va eseguito solo in presenza di due criteri: da una parte la provenienza da una zona “rossa”, dall’altra la presenza della sintomatologia. La donna aveva solo uno dei due criteri (Bergamo non fa parte della zona “rossa”, ndr). Ecco perché il test che le abbiamo fatto può essere definito un tampone “generoso”». L’unico contatto che ha avuto la donna è quello con la madre settantenne, da lunedì sera in sorveglianza attiva nel proprio domicilio di Firenze. I risultati del tampone inviato a Careggi si attendono per questa mattina. Dunque un quadro epidemiologico semplice quello che si accompagna al primo caso “pratese” di coronavirus. Lunedì sera non era ancora attiva la tenda del pre-triage, in funzione fino a mezzanotte grazie a un accordo fra le associazioni di volontariato: la donna era stata accolta da una guardia giurata che non era munita di mascherina. «Non è sufficiente per un’ordinanza sindacale di quarantena da parte nostra su questa persona – chiarisce Berti – Non risultano elementi per decidere l’isolamento in mancanza di un contatto prolungato per oltre 15 minuti». In ogni caso, la donna non è mai passata dalla sala d’attesa del pronto soccorso. «Non era un problema da gestire in ambito ospedaliero. Serve una presa di coscienza da parte di tutti, bisogna sapere che una persona con il proprio comportamento può mettere a rischio gli altri. Ognuno deve fare la propria parte». Sono 52 i tamponi eseguiti dall’Asl Toscana Centro a domicilio, un centinaio negli ospedali dell’area. Sui territori di Prato, Firenze e Pistoia, si contano 267 prese in carico di persone seguite in sorveglianza attiva al proprio domicilio e provenienti da zone a rischio; 121 i contatti stretti in regime di quarantena emersi da indagini epidemiologiche, 82 i nuclei familiari non sintomatici in sorveglianza attiva (principalmente bambini e ragazzi provenienti dalla Cina). —

Maria Lardara

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