Italia
Chiamatelo pauravirus, assalto ai supermercati per accumulare scorte
La pasta va a ruba, finiti il sale e la farina, ci si contende un “Buondì Motta” All’Esselunga i dipendenti faranno gli straordinari per rifornire gli scaffali vuoti
prato. Se fosse un romanzo, sarebbe “I Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni. Se fosse una raccolta di novelle, “Il Decameron” di Boccaccio. L’epidemia, la paura del contagio, la carestia alimentare. Ma a Prato non c’è nessuna epidemia. Non siamo nel Medioevo o nel Seicento. C’è solo un virus che sta dilagando: è la paura del coronavirus che è entrata nelle dispense di casa dei pratesi.
Ore 13, Esselunga di viale Galilei. Non si trova un pacco di sale nemmeno a pagarlo oro. Le ultime due confezioni di “Buondì Motta” se le contendono due signore con il carrello. Si trovano nell’angolo dei “prezzi corti” davanti ai frigoriferi. Il reparto pasta sembra il set di un film apocalittico. Quella a marchio Esselunga, la più economica, è andata a ruba. Della pasta “La Molisana” a sconto nemmeno l’ombra. Gli sguardi s’incrociano fra le corsie, si allontanano al primo colpo di tosse che risuona nell’aria. Chi ha la mascherina, chi la sciarpa davanti a naso e bocca. I carrelli strapieni sfilano davanti al bancone semideserto della carne. Non è tanto affollato: lo hanno svuotato nelle prime ore della mattinata. Caccia al petto di pollo nel formato famiglia e ai pezzi per il bollito, fra le carni più gettonate. Peccato che il pollo sia un alimento deperibile, da consumare prima possibile. Serpeggia un certo pudore a spiegare il perché di questa spesa extra. «Ero venuta per comprare due oggetti e mi sono ritrovata a riempire il carrello: non si sa mai», racconta una signora in fila alla cassa. Finite anche le uova nel formato maxi da dieci e il lievito di birra si fa desiderare. Che sia fresco a cubetti oppure essiccato in bustina, sembra impossibile portarlo a casa. «Non ce l’hanno consegnato», racconta un addetto al reparto. Niente pizza casalinga, a cena. Sono in cinque a chiedere il lievito. Una signora ci scherza su. «Se finirà il pane, almeno ce lo faremo a casa». Il personale è un po’ preoccupato. Per riempire gli scaffali toccherà fare gli straordinari notturni. «Le scorte di magazzino ci sono». Eppure Esselunga porta a casa la spesa grazie al commercio on line che, ovunque, sta subendo un picco di richieste. Intanto una donna anziana riesce ad afferrare l’ultima bottiglia di candeggina. «Abito qui davanti, è da ieri che vedevo file all’ingresso. Ho approfittato di un momento di calma per scendere a fare la spesa. Questa psicosi collettiva non ci voleva». Si vedono diverse famiglie cinesi. Si scambiano messaggi vocali su WhatsApp. Anche loro fanno scorta di generi alimentari, soprattutto farina e riso. Il virus della paura non fa distinzione di etnie. Anche Napisan e Amuchina appartengono alla categoria di articoli introvabili, così come tutti i detergenti per la casa. Il copione si è ripetuto all’Esselunga di viale Leonardo da Vinci (Pratilia), dove alle 9.15 era già terminata l’acqua naturale. In casa Coop la musica è sempre la stessa: farina, acqua e pasta con il contagocce. File chilometriche alla cassa del Parco Prato con carrelli superpieni, anche da 300-350 euro. Esaurite le casse d’acqua intorno all’una, sono state riportate al supermercato nel primo pomeriggio. La preoccupazione sarà anche lecita ma non stiamo assistendo alla fine del mondo, l’unica che può giustificare scenari apocalittici come quelli che si vedono in queste ore ai supermercati. —
Maria Lardara
Servizi da pag. 2 a pag. 7
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