Italia
Ammanchi nei conti e “cresta” sui funerali Nei guai tre ex dipendenti di Croce d’Oro
Il sostituto procuratore Boscagli ha chiesto il rinvio a giudizio dell’ex direttore e di due ex addetti ai servizi funebri
prato. Ammanchi per quasi centomila euro nel bilancio della Croce d'Oro di Prato. Li ipotizza il sostituto procuratore Lorenzo Boscagli, che ha chiesto il rinvio a giudizio di tre ex dipendenti dell'associazione di volontariato, accusati di truffa e appropriazione indebita. Si tratta dell'ex direttore generale Walter Chiari, 63 anni, e di due ex dipendenti dei servizi funebri, già licenziati dalla Croce d'Oro. Gli ammanchi sarebbero precedenti al 2018 perché proprio all'inizio di quell'anno risale la prima denuncia della Croce d'Oro onlus e della Fondazione Croce d'Oro, che poi è stata integrata. Le indagini sono state condotte dalla squadra mobile della polizia e sulla scorta degli accertamenti il magistrato contesta all'ex direttore generale un paio di ammanchi di 30.000 e 37.000 euro su altrettanti conti correnti (in un caso l'ex direttore è accusato di aver falsificato le firme del presidente e del vicepresidente della Fondazione Croce d'Oro), mentre a tutti e tre gli indagati si contesta di essersi intascati una parte delle somme versate all'associazione per i servizi funebri.
Come detto, l’inchiesta nasce in seguito a una denuncia presentata nel maggio del 2018 dalla Croce d’Oro. I vertici dell’associazione, all’esito di una verifica contabile, si erano accorti che c’era qualcosa che non tornava e decisero di rivolgersi alla magistratura.
Già all’epoca la Croce d’Oro non navigava in buone acque ed era in corso un riesame di tutti i conti,che fece emergere delle incongruenze. Nel marzo 2017 era stato deciso un affitto di ramo di azienda (i servizi funebri) dalla Croce d’Oro onlus alla Fondazione Croce d’Oro, una decisione sulla quale l’associazione tornò indietro appena un anno dopo. È stato in quel periodo, secondo la denuncia presentata in Procura, che sarebbero avvenuti gli ammanchi.
Sempre stando alla denuncia, il direttore generale dell’epoca aveva potere di firma su un conto e firma congiunta sull’altro. La Croce d’Oro, e ora anche la Procura, gli contesta di aver prelevato 30.000 euro dal primo e 37.000 dal secondo falsificando le firme. Per quanto riguarda invece i compensi dei servizi funebri, l’avvocato Marco Barone, che ha sporto denuncia per conto della Croce d’Oro onlus, ha fornito agli inquirenti una lista di una decina di familiari di defunti che affermano di aver pagato il dovuto agli ex dipendenti della Croce d’Oro. Una parte di quelle somme, però, secondo l’associazione di volontariato, sarebbe sparita. Bisognerà poi vedere se le fatture sono state fatte per gli importi giusti oppure per importi inferiori. Il timore infatti è che il valore complessivo dell’ammanco possa superare i centomila euro finora ipotizzati.
«La nostra denuncia è stato un atto doveroso e siamo sicuri delle nostre ragioni» si limita a dire Alessandro Coveri, confermato alla presidenza della Croce d’Oro nello scorso mese di dicembre. Per lui sono giorni molto particolari, perché sporgere denuncia contro persone con le quali ha lavorato gomito a gomito per tanto tempo non deve essere stato facile, anche se la decisione è stata condivisa collegialmente da tutto il vertice dell’associazione.
Le indagini della squadra mobile si sono concentrate essenzialmente sui documenti contabili della Croce d’Oro e sulla raccolta delle testimonianze dei familiari dei defunti il cui funerale è stato curato dai servizi funebri dell’associazione. Il sostituto Boscagli ha messo insieme tutti gli elementi e ha firmato nei giorni scorsi la richiesta di rinvio a giudizio per i tre indagati. L’udienza preliminare nella quale verrà discusso il caso è stata fissata per il prossimo 13 ottobre. —
Paolo Nencioni
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
