Orientali in fuga da Milano Unica. Rischia di saltare la fiera di Shanghai
Apprensione tra gli imprenditori tessili pratesi: «Ne risentiremo tutti e a cascata temiano anche per Première Vision»
PRATO. Mentre si è appena chiusa Milano Unica, è in forte dubbio la prossima edizione di Milano Unica Shanghai, la fiera dedicata al mercato orientale che si dovrebbe tenere nei giorni dall'11 al 13 marzo nell'ambito di Intertextile a Shanghai. Dipenderà dalla sospensione o meno dei voli internazionali da e per la Cina nel fine settimana. Se ciò non accadrà, come sembrano le ipotesi attuali, la manifestazione , nata nel 2012, e realizzata da Milano Unica con il supporto di Agenzia Ice, l’agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione, del ministero dello Sviluppo economico e di Sistema Moda Italia, punto di riferimento per la clientela di fascia medio-alta del mercato orientale, verrà annullata.
Gli effetti collaterali del coronavirus sulla fiera milanesi si sono dimostrati corretti e i timori di fuga, anzi di arrivo, sono stati confermati perché nei vari stand i buyer con gli occhi a mandorla non si sono visti e l'effetto economico è davvero negativo. «La fiera di Milano ha visto un calo per l'assenza di tanti buyer – spiega il tecnico Stefano Menici presente a Milano – è un grosso problema oltre che commerciale anche produttivo per chi fa fare lavorazioni in Cina o chi esporta o importa materie prime tessili e anche prodotti finiti.dal paese asiatico». Se già lo scorso settembre i buyer cinesi fecero registrare un -13,7%, per questa edizione il crollo potrebbe essere verticale.
«Devo dire che ormai ogni sei mesi dobbiamo affrontare gravi questioni internazionali – spiega Piero Cavicchi della Furpile che non era presente a Milano Unica ma sarà a Premiere Vision – Dai dazi con gli Usa, alla Brexit, dalla Guerra nel Golfo all’embargo con la Russia, ora il coronavirus. Quello cinese è un mercato che stava andando bene. Ho sentito il mio agente ed era molto preoccupato. Tanti clienti non si muoveranno. C’è poi la grande questione delle fabbriche in Cina. Per il Capodanno sono state chiuse una settimana in più, questo vuol dire che la merce arriverà tutta in ritardo. Importazioni ed esportazioni dalla Cina riguardano ormai tutta la filiera, sia la grande distribuzione sia il luxury, che ha nella Cina un mercato fondamentale di vendita del prodotto finito. Noi lavoriamo con grandi brand e avvertiamo la loro preoccupazione». Ma non è solo Milano Unica che preoccupa ma anche le altre fiere: «I buyer americani stanno mancando e da quello che mi dicono non ci saranno nemmeno a Première Vision a Parigi – continua Cavicchi – I buyer cinesi a Milano Unica non hanno mai fatto grandi numeri, a differenza di altri paesi come Giappone e Corea presenti a Milano. Si potrebbe invece avvertire maggiormente la loro assenza nell’appuntamento parigino, dall’11 al 13 febbraio. E' facile pensare che il coronavirus avrà effetti anche a breve termine sul consumo del prodotto finito».
Secondo i dati pubblicati lo scorso luglio dall’ufficio studi di Confindustria Moda nel primo trimestre del 2019 l’export verso la Cina e Hong Kong arriverebbe a 72 milioni di euro, al pari della Germania.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
