Meteo
Coronavirus, la bambina davanti alla meteorite: "È cinese, non la tocco"
L'episodio è accaduto al Museo di scienze planetarie di Prato. Il direttore: "Mi chiedo dove stiamo andando"
PRATO. “Quella meteorite viene dalla Cina e io non la tocco”. Di pari passo con l’aumento dei casi di contagio del coronavirus, aumenta anche la psicosi di chi teme che qualsiasi cosa che abbia a che fare con la Cina sia un potenziale rischio per la salute. La riprova è arrivata da un episodio accaduto mercoledì 29 gennaio al Museo di scienze planetarie e che è stato raccontato dal direttore del Museo, Marco Morelli. In visita alle sale espositive di via Galcianese, come avviene quasi ogni giorno, è arrivata una classe di terza elementare e ai bambini, tra le altre cose, è stata mostrata la meteorite di Nantan, che è la più grande tra quelle esposte in un museo italiano.
“A chi visita il museo e, in particolare, ai bambini, diciamo che è vietato non toccare questa meteorite metallica di oltre 4 miliardi di anni proveniente dal Cosmo perché sfiorarne la superficie può emozionare - spiega Marco Morelli - Tutti l’hanno toccata, qualcuno l’ha colpita, altri l’hanno accarezzata. Tutti, chi più chi meno, fuorché una bambina che ha detto che non l’avrebbe fatto. Non l’avrebbe fatto perché proviene dalla Cina. Perché la Meteorite di Nantan è cinese”. Probabilmente la bambina in questi giorni ha sentito discorsi allarmistici, a scuola o in famiglia, sul rischio rappresentato da tutto ciò che è cinese e si è comportata di conseguenza. Discorsi al momento del tutto privi di fondamento, non fosse altro, nel caso della meteorite, perché si tratta di una roccia caduta dallo spazio a Nantan nel 1516 e raccolta nel 1958, prima ancora che nessuno avesse mai sentito parlare della Sars o del coronavirus.
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“All’inizio, noi del Museo, ci siamo chiesti cosa questa piccola avesse potuto sentir dire in casa, nella sua famiglia, nel mondo che la circonda - commenta Marco Morelli - Poi, interdetti, sempre noi, noi del Museo, ci siamo fermati un attimo, solo un attimo, non tanto a pensare dove siamo arrivati, ma più che altro a pensare dove stiamo andando”. La psicosi legata alla diffusione del virus aveva già costretto l’Asl Toscana Centro, giovedì scorso, a smentire una falsa notizia, e cioè che nel reparto di rianimazione dell’ospedale Santo Stefano fosse ricoverato un paziente cinese affetto dalla malattia infettiva. E come forse era inevitabile, ma non per questo accettabile, su alcune chat di genitori stanno circolando notizie di questo genere o inviti a non mandare i figli nelle scuole (praticamente tutte a Prato) che sono frequentate da alunni cinesi. Messaggi forse alimentati anche dal caso della donna cinese che si è sentita male nell’area di servizio di Serravalle sulla Firenze-Mare ed è stata ricoverata lunedì sera all’ospedale di Pistoia, che però è risultata affetta da una banale influenza.
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Sull'emergenza coronavirus interviene anche il deputato di Cambiamo Giorgi Silli. "In alcune parti d'Italia la presenza di comunita' cinesi è molto densa: penso alle aree circumvesuviane, alla zona di via Sarpi a Milano o a quella di piazza Vittorio a Roma. Ma penso soprattutto alla piana tra Prato, Firenze e Pistoia: solo a Prato la comunità cinese è stimata tra le 50 e le 80mila unita'. Nessuno vuole alimentare psicosi e allarmismi, ma raccomando anche alle istituzioni locali di non sottovalutare la situazione, tacciando di razzismo verso i cinesi chi la mette in evidenza - ha detto Silli intervenendo in Aula durante l'informativa del ministro Speranza - Nelle ultime settimane il flusso di cinesi verso la madrepatria è stato enorme, ecco perché non possiamo permetterci di abbassare la guardia, soprattutto negli agglomerati urbani in cui queste persone risiedono in maggior numero. Cambiamo! è a disposizione per un gioco di squadra, ma tutte le istituzioni mettano da parte le contrapposizioni politiche: è sciocco e grottesco accusare chi solleva la questione, anche attraverso interrogazione parlamentari, di volere lo scontro tra italiani e cinesi".
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