Il Tirreno

Prato

L'addio a Roberta Betti sul palcoscenico del suo Politeama - Foto

di Azelio Biagioni
Il feretro di Roberta Betti sul palcoscenico del suo Politeama (foto Batavia)
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Il feretro di Roberta Betti sul palcoscenico del suo Politeama (foto Batavia)

Prato, politici, persone dello spettacolo, amministratori di oggi e degli anni passati, forze dell’ordine, gente della sua Prato. Tanti aneddoti sul suo grande amore per il teatro e la musica. Poi in Duomo l'ultimo saluto

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PRATO. E’ sul suo palcoscenico. Quello del Politeama, il teatro riaperto grazie a lei. Roberta Betti per l’ultimo saluto prima della messa esequiale riceve l’omaggio nel suo teatro. Poco prima di mezzogiorno la bara dal Ridotto viene portata in palcoscenico. Un faretto illumina il feretro coperto da rose e anturium rosa. Alla destra del sipario, il palchetto della barcaccia da dove Roberta Betti guardava gli spettacoli è vuoto. Gli sguardi si dirigono lì, quasi a cercare quella donna sorridente che si divertiva quando si gustava le commedie, i musical o le operette delle quali era una grande amante e conoscitrice. Ma sono soprattutto le lacrime ad accompagnare l’ultimo saluto a questa grande donna. Sono tutti commossi, il dolore per la perdita di Roberta (bastava il nome, proprio come per i grande artisti) è troppo forte. Ci sono i nipoti, c’è la fedele amica Elvira Trentini, i suoi collaboratori del teatro che più che tali sono suoi amici, sono una parte della sua famiglia. Non è voluta mancare Simona Marchini, direttrice di Arteinscena, Franco Godi e poi i componenti del cda del Politeama, Lamberto Muggiani vice presidente del teatro e suo grandissimo amico, politici, persone dello spettacolo, amministratori di oggi e degli anni passati, forze dell’ordine, gente della sua Prato.

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Chi sale sul palco, la ricorda con aneddoti, per il suo modo di fare diretto, per i suoi occhi, il suo sorriso, la sua bontà. Per quanto ha fatto per il teatro, per la cultura, per Prato. Ci sono alcuni dei ragazzi di Arteinscena che intonano l’”Hallelujah” di Leonard Cohen. Poco prima delle tre del pomeriggio arriva don Luciano Pelagatti per accompagnare la salma in Duomo. Su quel palcoscenico dove si sono susseguiti tanti artisti ora c’è Roberta, la vera protagonista del Politeama. Il sacerdote recita la preghiera e impartisce la benedizione. In Duomo la salma di Roberta è accolta dalle note dell’Adagio di Albinoni suonate all’organo. La commozione è tanta, palpabile. All’inizio della messa, viene letto un messaggio del vescovo emerito Gastone Simoni e le condoglianze che il vescovo Giovanni Nerbini porge ai familiari. Nell’omelia don Luciano Pelagatti ricorda come in questi giorni abbia letto sui giornali tante cose belle su Roberta. “Perché in lei – ha detto il celebrante – c’è stata sempre la ricerca del bello. E tutto quello che ha fatto lo ha fatto per noi”. Prima del termine della messa ha portato il suo ricordo il sindaco Matteo Biffoni, particolarmente commosso: “Bisognerebbe voler bene a questa città così come ha fatto Roberta – ha detto – Ora ci mancherà davvero tanto. Grazie Roberta”. Poi il feretro è stato portato fuori dal duomo accompagnato da un caloroso lungo applauso.

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La commemorazione. La canzone “Se Prato la un ci fosse”, che Roberta Betti aveva composto insieme all’amico Rodolfo Betti. Si è aperta sulle note di questo brano la commemorazione al Politeama per ricordare la sua presidente. E poi l’apertura della cupola del teatro. Quindi sul palco sono salite tante persone a lei care. Da Maurizio Nardi, componente del cda del Politeama. “Roberta sembrava immortale – ha detto – E lo sarà perché rimane dentro di noi”. Poi una commossa Simona Marchini: “Farò di tutto perché il suo ricordo e quello cha fatto resti vivo – ha detto l’artista – E in questo teatro dobbiamo organizzare qualcosa insieme per ricordarla”. Il sindaco non riesce a trattenere le lacrime: “Con Roberta era tutto più semplice – ha detto - Ora sarà più complicato. Lei c’era sempre e ti dava la carica. Il suo amore era per il teatro e la città”. Tocca a Lamberto Muggiani che ricorda la lunga amicizia con Roberta e dice che il cda seguirà la strada che la presidente ha indicato. Fra gli altri interventi quello dell’onorevole Antonello Giacomelli, di Franco Godi, musicista, compositore e produttore discografico (“Ci conoscevamo dal 1968, un’amicizia bellissima”), di Stefano Simmaco e poi della sua segreteria, di uno dei nipoti, della signora Elvira Trentini che ha ricordato come Roberta Betti non solo abbia salvato il Politeama ma anche la “Guido Monaco”. Con Roberta Betti se ne va un pezzo di storia. Ma non le cose belle che ha fatto.



 



 

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