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Ministero dell’ambiente e delegazione Ispra in visita al distretto tessile
PRATO. Si è concretizzato l'impegno assunto da Ministero dell'ambiente e Ispra-Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale durante gli incontri a Roma della delegazione pratese: sono giunti giovedì scorso a Prato Guia Agostini e Pierluigi Altomare del Ministero dell'ambiente, Valeria Frittelloni, Carlo Piscitello e Marina Viozzi di Ispra.
Scopo della visita una riunione per fare il punto sul tema degli scarti tessili, incontrando i rappresentanti delle associazioni che avevano partecipato anche agli incontri romani: Andrea Cavicchi, Alessia Pera, Giacomo Brighetti e Silvia Tarocchi di Confindustria Toscana Nord; Moreno Vignolini, Marco Pieragnoli, Giacomo Cammelli ed Enzo Lucchesi di Confartigianato Imprese Prato; Daniele Gizzi di Confartigianato nazionale; Francesco Viti e Matteo Conforti di Cna Toscana Centro; Fabrizio Tesi, Sauro Guerri e Silvia Gambi di Astri; a questi si sono aggiunti Lorenzo Gradi e Silvia Navach di Fise Unicircular, l'associazione delle imprese dell’economia circolare.
Alla riunione, svoltasi al Palazzo dell'industria, hanno fatto seguito le visite alle imprese Comistra e Manteco. I funzionari ministeriali e gli esperti di Ispra hanno così potuto vedere direttamente le fasi più significative delle lavorazioni tessili del riciclato e constatare le caratteristiche peculiari del processo di riutilizzo delle fibre. L'arrivo a Prato della delegazione è stata salutata con grande apprezzamento dalle associazioni pratesi, che hanno visto così confermata l'attenzione di Ministero e Ispra per il distretto tessile e l'acquisita consapevolezza delle sue peculiarità, da tenere in conto per adeguamenti normativi che si rendono indispensabili.
In particolare, è stata chiesta una modifica al decreto ministeriale sui sottoprodotti che faciliti la gestione dei residui tessili e li instradi senza troppa burocrazia verso il riciclo anziché verso lo smaltimento come rifiuti. In sostanza si è richiesto di invertire l'approccio che è alla base dell'attuale normativa: oggi gli scarti di lavorazione sono di default rifiuti, se non sono oggetto di procedure di riconoscimento, piuttosto complesse e costose, che li collochino fra i sottoprodotti da destinare al riciclo. Viceversa, si vorrebbe che l'applicazione dei principi dell'economia circolare fosse resa più semplice considerando in via ordinaria come sottoprodotti una serie predeterminata di tipologie di residui di lavorazione. —
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