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Prato

Gida, conti in rosso: è guerra tra il presidente e gli industriali

Alessandro Brogi, presidente di Gida
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Alessandro Brogi, presidente di Gida

Brogi, alla guida della società che gestisce l'acquedotto industriale, chiede una ricapitalizzazione di 4,5 milioni ma Confindustria replica: "Abbiamo già dato"

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PRATO. Un aumento di capitale di 4,5 milioni di euro per affrontare con più solidità le sfide del futuro, rafforzare l’azienda e metterla al riparo dalle situazioni contingenti e dalle fluttuazioni economiche. E’ questa la proposta che Alessandro Brogi, il presidente di Gida, la società pubblico-privata che gestisce l'acquedotto industriale, ha annunciato di voler portare oggi, 7 gennaio, all’attenzione del consiglio d’amministrazione dell’azienda, "per confermare i tanti investimenti in programma e rilanciare con forza la posizione di Gida nel panorama regionale degli impianti di depurazione e recupero delle acque industriali e civili" si legge in una nota di Gida.

“L’azienda si aspetta sostegno da parte dei soci, amministrazione comunale di Prato, Confindustria Toscana Nord Lucca Pistoia e Prato e Gruppo Consiag - si legge ancora nella nota - Gida sta attraversando una fase cruciale per il futuro del distretto ed ha in previsione un piano di investimenti importanti che comprendono prima di tutto il nuovo essiccatore di Baciacavallo, per il quale abbiamo già ottenuto il via libera dalla Regione, gli interventi di manutenzione straordinaria degli impianti esistenti e tutti gli adeguamenti e ammodernamenti dell’impianto del Calice – spiega Alessandro Brogi - L’emergenza fanghi, che perdura da oltre un anno e mezzo, ha pesato notevolmente sulla situazione economico-finanziaria dell’azienda. Anche per questo serve uno sforzo in più da parte di tutti. Le sfide che ci aspettano sono fondamentali: basti pensare al maxi progetto di restyling complessivo che riguarda Baciacavallo, per il quale siamo ancora in attesa della Via da parte della Regione. Non possiamo farci trovare impreparati”.

L'uscita di Brogi ha fatto però infuriare Confindustria Toscana Nord. "Leggiamo con non poco stupore le dichiarazioni del presidente di Gida Alessandro Brogi circa proposte che intende portare al consiglio di amministrazione di stasera e che irritualmente ha ritenuto di esternare alla stampa prima ancora di sottoporle ai consiglieri e di - casomai - anticiparle ai soci. Il problema è, in sé e per sé, ben noto anche a Confindustria Toscana Nord, e non da ora. Sono anni che questa associazione esprime fortissime preoccupazioni per la tenuta dei conti di Gida, messi a dura prova da una situazione impiantistica che avrebbe richiesto investimenti in grado di frenare l'emorragia di denaro dovuta all'esternalizzazione di servizi, primo fra tutti lo smaltimento dei fanghi. Investimenti che la società avrebbe potuto fare se vi fosse stato un atteggiamento di maggior apertura e disponibilità da parte delle istituzioni pubbliche, restie, come troppo spesso accade, a impegnarsi nella realizzazione di infrastrutture con valenza ambientale".

Il seguito del comunicato è se possibile ancora più duro: "La consapevolezza della necessità per Gida di denaro fresco è talmente viva in Confindustria Toscana Nord che quest'ultima - cosa che il presidente Brogi omette di citare nel suo intervento - ha versato il 30 dicembre nelle casse della società 1,5 milioni di euro a titolo di prestito, a condizioni di estremo favore per la ricevente. Non ci risulta che analoghe iniziative siano state assunte dagli altri soci di Gida. Va aggiunto inoltre che le imprese che fruiscono del servizio di depurazione hanno accettato di accollarsi nel 2019 un incremento una tantum di 700.000 euro, sempre al fine di immettere in Gida denaro fresco e di venire incontro alle necessità finanziarie della società; anche per il 2020 si profilano per le imprese consistenti oneri aggiuntivi. Se si sceglie di parlare della situazione finanziaria di Gida e dell'impegno dei soci sarebbe opportuno farlo senza trascurare fatti di questo genere, che trascurabili non sono di certo".

Resta in sospeso la questione della ricapitalizzazione. Leggendo il comunicato di Confindustria sembrerebbe che gli industriali non siano tanto favorevoli a mettere mano al portafoglio.

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