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Da medico a paziente «I miei 24 giorni in Rianimazione»

Da medico a paziente «I miei 24 giorni in Rianimazione»

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prato. Rodolfo Cambi, medico anestesista in pensione, è stato ricoverato per oltre un mese in Terapia intensiva al Santo Stefano e ha scritto una lettera ringraziare i suoi ex colleghi. Ecco il suo racconto.

«Circa un mese e mezzo fa sono stato ricoverato d’urgenza in Terapia Intensiva dell’Ospedale di Prato in condizioni molto gravi; ho letto negli occhi dei miei colleghi la paura per come si stava delineando la mia situazione, ma ho constatato (e ne ero assolutamente certo) la loro determinazione a reagire ad un evento difficile e dall’esito niente affatto scontato. Ho trascorso più di un mese tra la Terapia Intensiva e la Terapia Subintensiva, maturando un’esperienza durissima, ma che alla fine si è risolta nel migliore dei modi. Scrivo questa mia per esprimere tutta la mia gratitudine al personale medico ed infermieristico, agli Oss ed ai fisioterapisti che mi hanno consentito di essere ancora vivo e capace di recuperare una buona condizione fisica. Quando si lavora in un ambiente come quello in cui ho trascorso tanti anni della mia vita, l’Anestesia e la Rianimazione, si può tendere a considerare con distacco le situazioni critiche che ci troviamo ad affrontare curando i nostri pazienti; invertendo le parti, si ha la cognizione di quanto gli sforzi che ognuno di noi fa o ha fatto per curare pazienti complessi siano preziosi, frutto di sacrificio e spesso anche di partecipazione emotiva».

«I miei colleghi sono stati, insieme a tutto il personale, delle persone fantastiche, professionalmente ineccepibili ed umanamente preziosi; non avevo dubbi su tutto ciò, ma provarlo sulla propria pelle è stata un’esperienza molto bella; non esiste una graduatoria di merito in ciò che mi è stato dato, ognuno per il suo compito ha agito per il meglio, e non potrò mai ringraziare compiutamente tutti per avermi salvato la vita».

«Qualcuno potrebbe avere l’idea che io abbia avuto un trattamento di riguardo vista la mia posizione, ma vivendo molti giorni da paziente ho constatato che ero come tutti gli altri malati, e che sia in Terapia Intensiva che in Terapia Subintensiva la precedenza assistenziale è stata garantita secondo priorità assolutamente chiare e indipendenti da qualsivoglia privilegio. In un mondo nel quale sembra andare tutto male, credo che la mia testimonianza serva a ridare fiducia e conforto a chi opera troppo spesso al limite delle proprie possibilità, con turni lavorativi massacranti che fiaccherebbero chiunque, ma mantenendo sempre lucidità e capacità operative ottimali; voglio anche testimoniare il fatto che il nostro ospedale si avvale dell’opera di professionisti bravissimi, sulla cui competenza non vi possono essere dubbi». —

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