Il Tirreno

Prato

tribunale 

Quattro pesanti condanne per la tratta delle nigeriane

Matteo Leoni

Le ragazze venivano fatte arrivare in un appartamento di Iolo per prostituirsi dopo un lungo viaggio dal paese  d’origine attraverso la Libia

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prato. Condanna a 16 anni e otto mesi di reclusione per Enoma Eghomwanre, di 49 anni residente a Pistoia e originaria della Nigeria, la “maman” che nel 2017 era stata arrestata con l’accusa di gestire un giro di prostituzione dalla sua casa di Iolo, in via Prampolini. La donna era finita a processo con la figlia e altre due complici anche loro nigeriane, tutte imputate a vario titolo per tratta di esseri umani e riduzione in schiavitù di giovani africane, anche minori, costrette a prostituirsi a Prato, Calenzano e Sesto Fiorentino. La figlia della quarantanovenne, Rita Eghomwanre, di 25 anni, è stata condannata a 6 anni e a 40mila euro di multa. 9 anni e quattro mesi la pena inflitta a una complice delle due, Dorothy Omokhoa. 5 anni e otto mesi per Sabina Eweka, una “reclutatrice” di ragazze, formalmente residente a Castiglione del Lago (Perugia) ma che vive in Inghilterra.

Come emerso dalle indagini, coordinate dal pm Angela Pietroiusti della Dda di Firenze vista la natura distettuale dei reati, le ragazze, anche minorenni, venivano reclutate in Nigeria. Le malviventi organizzavano e pagavano il viaggio verso l’Italia, e in alcuni casi andavano a prendere le malcapitate direttamente nei loro villaggi. Il viaggio durava alcuni mesi, attraverso la Libia e poi con scafisti fino alle coste italiane. Prima della partenza, le giovani venivano sottoposte a riti jujù, e una volta giunte in Italia, venivano costrette a prostituirsi, consegnando integralmente il provento del loro lavoro alle “maman” fino all’estinzione del debito che a seconda dei casi, veniva quantificato in cifre dell’ordine dei 30-40. 000 euro a ragazza.

Alcune ragazze passate per la casa di Iolo sono state mandante a prostuirsi in Francia. È il caso di due minorenni, che inviate a casa di una madame in Francia sono subito state avviate alla prostituzione in strada, sotto il controllo della “zia”, come veniva definita la madame francese, e a distanza della stessa Enoma Eghomwanre condannata ieri a Firenze. Proprio lei continuava a incassare i proventi del lavoro delle ragazze, e si lamentava del fatto che fossero scarsamente produttive. Ordinava loro di rimanere in strada tutta la notte e di non lamentarsi del freddo. Arrivò anche a fare pressioni sulle madre delle due giovani in Nigeria, affinché convincessero le figlie a lavorare in strada, altrimenti sarebbero state rispedite nel loro villaggio in Africa. —

Matteo Leoni

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