Al Terminale l’incontro di chi teme le onde della nuova rete 5G
Un ex ricercatore del Cnr e una giornalista hanno messo in guardia sui possibili rischi derivanti dall’esposizione
prato. Un centinaio di persone hanno seguito con attenzione, sabato pomeriggo, nella saletta Anna Magnani del cinema Terminale, gli interventi di Fiorenzo Marinelli e Francesca Romana Orlando sui rischi per la salute connessi alla rete 5G. Marinelli, per anni ricercatore del Cnr e ora collaboratore del centro di ricerche Interuniversitario per lo sviluppo sostenibile della Sapienza, e la giornalista Orlando, vicepresidente dell’Associazione A. M. I. C. A. e specializzata nella divulgazione scientifica, hanno presentato il libro “Wireless, tutta la verità su cellulari, ripetitori, wi-fi e 5G”.
«Bisogna agire e muoversi per cercare di capire di più se il 5G è nocivo alla salute – spiega Orlando – la ricerca scientifica non ha dato esiti negativi sull’utilizzo ma neanche positivi. Al governo non è mai stato richiesto alcun parere sanitario sul 5G. In particolare, l’Inail ha detto di non avere alcuna documentazione sulla sicurezza del 5G. Abbiamo lanciato la campagna 24 ore senza cellulare, il primo giorno del mese, e soprattutto è importante stimolare il proprio sindaco, che è il garante dei cittadini, sulla salute e sull’uso del 5G» .
C’è molta incertezza sulla diffusione delle onde millimetriche che porterà l’Italia ad essere il secondo paese per questa nuova tecnologia a livello europeo? «Allo stato attuale le evidenze scientifiche non sono in grado di assicurare con assoluta certezza l’assenza di rischi sul fronte sanitario per i cittadini. In tali situazioni si applica quindi il principio di precauzione che pone come interesse primario la tutela della popolazione, anche perché i sindaci sarebbero i primi soggetti chiamati a rispondere di eventuali danni prodotti da strutture tecnologiche autorizzate dalle amministrazioni – spiega Marinelli – Più di diecimila ricerche già dimostrano in maniera incontrovertibile che l’esposizione alle onde ad alta frequenza sono gravemente lesive delle cellule, incluso il dna dell’uomo e degli animali. Siamo al cospetto – conclude – di uno sconvolgimento della natura introdotto dal progresso della tecnologia nei confronti del quale si mantiene da anni ormai il silenzio della comunità internazionale a cominciare dall’organizzazione Mondiale della Sanità che si rifiuta di prendere in esame gli studi già esistenti».
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