“Sardine” congelate, un mezzo flop In piazza soltanto trecento persone
Il freddo non ha giocato a favore del raduno organizzato dagli anti-Salvini: «Niente odio, difendiamo la Costituzione»
prato. In piazza, c’era chi è venuto con il cartello “sardina originale”. «Sa, io sono proprio sarda» ha detto una signora, seguita da una “sardina antidiotica”, «e se lei è sarda davvero io faccio il medico, al posto dell’antibiotico ho messo l’antidiotico», ha risposto accanto un signore sulla sessantina divertito.
Alle 18 di ieri sera piazza del Comune era ancora semivuota. Piccoli gruppi di persone, giovani soprattutto, sotto il loggiato del palazzo comunale, cercando riparo da una giornata più che invernale anche per Prato, con tanta pioggia fino al primo pomeriggio e un freddo pungente che non diminuiva. Poi, via via con il passare dei minuti, la piazza ha iniziato a prendere forma. Trecento, forse quattrocento persone, il raduno delle sardine pratesi è riuscito ad andare contro l’onda del maltempo.
Ma è indubbio che alla vigilia si pensava a qualcosa di diverso. Negli occhi di tutti c’era ancora piazza della Repubblica a Firenze, che il 30 novembre non è riuscita a contenere le migliaia di “sardine” quella sera.
«Difficile aspettarsi di più, con una giornata come quella di oggi le persone presenti sono dei temerari», si dice comunque fra gli organizzatori del movimento pratese che non hanno fatto mancare musica e canti in piazza. Niente bandiere, però, né di partiti politici né di sindacati né di altro, qualche sardina disegnata sui cartoni e sui fogli con la “Libertà” di Giorgio Gaber sempre in sottofondo e il grosso albero di Natale illuminato come un sole fissato difronte al Comune.
Il freddo non si è risparmiato, fino a quando poco dopo le 18,30 Silvia Giagnoni, giovane docente universitaria, ha aperto la manifestazione prendendo il microfono. E di lì la manifestazione è partita, fra i larghi spazi di una piazza che di persone ne poteva contenere molte di più. Il leit motiv è stato sempre quello riecheggiato, come già a Firenze in piazza della Repubblica, ossia che la “Toscana non si lega”. Ed è così che Silvia Giagnoni, passando da docente alle vesti di speaker, ha riscaldato una serata decisamente fredda. «Non portiamo avanti che il dissenso, un dissenso legittimo e pacifico contro i comportamenti sociali degli ultimi anni, del linguaggio politico sempre più aggressivo, della difesa dei valori democratici come sanciti dalla Costituzione» ha ripetuto. Fra la gente molte persone di mezza età, giovani meno del previsto, ma quei pochi motivati. Sotto la statua di un severo Ser Francesco di Marco Datini, anch’essa infreddolita dalla serata, via via sono passati in rassegna i vari interventi, come quello di Augusto Borsi e altri ancora. «Ho 30 anni, avevo tredici anni quando sono arrivato in Italia dall’Ecuador, faccio l’infermiere e mi sento pienamente italiano – ha detto Juan Fernando – Sono qui insieme a tante altre persone per affermare che non ci sono differenze fra nessuno di noi, siamo uguali, siamo tutti esseri umani. Sono contro il linguaggio violento che ho ascoltato soprattutto negli ultimi anni». Juan Fernando è stato uno degli organizzatori della manifestazione di Prato. Ma anche attacchi diretti come quello contro i due decreti sicurezza voluti dall’ex Ministro Salvini «che limitano le libertà civili di tutti», è stato detto dalla speaker. Fra gli interventi anche quello di Marco Monzali, volto noto della politica in città, ex consigliere comunale ed ex esponente dei Verdi. Ma di politici in carica nessuna ombra. Molte, invece, le persone rappresentative di associazioni e movimenti civici, da esponenti di Legambiente ad altri. Ma rappresentanze politiche vere e proprie del tutto assenti. A pochi metri, sempre in piazza del Comune, a Palazzo Pretorio si stava inaugurando la mostra “Il 600 Napoletano dopo Caravaggio”, mostra preziosa di dipinti del Seicento dove ancora c’è tanto del Caravaggio, nella luce e nelle ombre delle due sale di tele da guardare con entusiasmo. Luci e ombre, un po’ come la manifestazione delle sardine pratesi, tolto il beneficio della fredda serata. —
Alessandro Formichella
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