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VAIANO 

I toponimi del territorio sono stati mappati per orientare i soccorsi

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VAIANO. La notissima Vallupaia ma anche la Fossa del Lupo e la Buca del Lupo, il Prato Cavolo e il Campo dei Radicchi, il Masso ai Ronzoni e quello al Becco. Si può raccontare la storia e il paesaggio di un territorio semplicemente con i nomi che nel tempo ha utilizzato chi ci ha vissuto, ma i toponimi possono essere un valido aiuto anche per rintracciare un luogo nel più breve tempo possibile.

E il Comune di Vaiano ha pensato di mappare con una cartografia utilizzabile dai sistemi di orientamento dei mezzi di soccorso odierni i toponimi del territorio, implementando la ricerca già condotta dalla Fondazione Cdse.

«L’idea ci è venuta nel febbraio di quest’anno, quando per soccorrere un cavallo ferito in Calvana abbiamo faticato non poco a far arrivare i mezzi nel luogo dove l’animale si trovava – spiega il vicesindaco di Vaiano, Marco Marchi – Poter condividere la cartografia completa di toponimi sarebbe stata di aiuto. Così è nato il progetto, pensato proprio come ausilio alle attività di soccorso». Il gruppo comunale della Protezione civile, in particolare Roberto Bartoli, che già era stato tra i ricercatori del lavoro del Cdse, e Rodolfo Ricò vice comandante della Polizia municipale della Val di Bisenzio, hanno aggiornato la ricerca e completato la mappatura del territorio palmo a palmo, trasferendo su supporto informatico ben 500 toponimi.

Nella sede del Comune la cartografia completa è stata consegnata ai Vigili del Fuoco, ai Carabinieri e al 118. Sarà consegnata anche alle altre forze dell’ordine e a tutti i soggetti interessati, su supporto informatico specifico compatibile con il sistema cartografico utilizzato da ognuno.

Così le numerosissime Buche - del Tasso, della Lepre, dei Massoni e del Giusto – il Cerretino o il Pian della Zara non avranno più segreti per i soccorritori, ma la ricerca ha anche permesso di rendere fruibile in modo più ampio un patrimonio di storia e conoscenza indagato e scoperto dalla Fondazione Cdse con le ricerche descritte nei volumi Vaiano, toponomastica, industria del lungofiume, agricoltura collinare uscito nel 2004 e Itinerari in Calvana pubblicato nel 2009. Scorrendo oggi l’elenco dei nomi si scoperchia un vero e proprio vaso di Pandora. Ai tanti luoghi intitolati ad alberi - olmi, cipressi, noci, querce pini, castagni, faggi, peri, ciliegi e anche sugheri - testimoni della civiltà contadina, si alternano nomi inconsueti, come il Pian di Melapapera o la Salita del Cencino o la Buca d’Agata, ognuno con la sua piccola storia da raccontare. —



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