Il Tirreno

Prato

Poco olio, fino al 70% in meno. E il prezzo è di 14 euro al litro

di Walter Fortini
La raccolta delle olive (archivio)
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La raccolta delle olive (archivio)

Fioritura anticipata, maggio freddo e siccità all’origine del calo di produzione. Ma la situazione non è uguale ovunque: Carmignano meno penalizzata

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PRATO. Hanno girato poco i frantoi quest’anno, sul Montalbano come in Valbisenzio e sulle colline tra Montemurlo e Prato. Colpa della fioritura anticipata, del freddo di maggio, della siccità (anche se non con grandi picchi di caldo) dell’estate e poi della mosca. Ma è successo a macchia di leopardo. «In Vallata ha inciso di più – racconta l’agronomo Ugo Damerini, profondo conoscitore degli oli di tutta la provincia (e non solo) – Carmignano è stata meno penalizzata: ma anche lì, nelle valli più chiuse o sui versanti meno esposti, ci sono stati problemi». Su qualcuno ha influito solo il clima su altri l’attacco del parassita. C’è chi ha subito tutti e due. Ma a macchia di leopardo, appunto. Ad un’annata abbondante, come era stata quella del 2018, seguono spesso anni più scarichi. Capita agli olivi: è una regola non scritta della natura. L’allarme era già stato lanciato da un paio di mesi dalle associazioni di categoria, in tutta la Toscana. Ma mai nessuno si sarebbe aspettato picchi al ribasso così pesanti. «Si viaggia su una media del 30-35 per cento rispetto all’anno scorso – racconta Damerini – Una metà annata, di fatto».

E sarà difficile, con questi numeri, soddisfare tutte le richieste. Certo qualcuno ha in magazzino ancora l’olio dell’anno scorso, che fu per quantità davvero eccezionale. Ma non è la stessa cosa. «E poi – commenta l’agronomo – queste giacenze mettono in rilievo un altro problema dell’olivicoltura contemporanea di questi anni anni: quella di non essere riuscita ancora a commercializzare il prodotto nel modo dovuto». A far capire il vero valore dell’olio che si produce. Dal 2014 al 2019, in sei anni, ci sono state due annate decisamente scarse: la prima e l’ultima. I margini di guadagno sono quelli che sono, se uno intende potare e prendersi cura delle piante come si deve. L’olio appena franto si vende quest’anno a 13-14 euro al litro nel pratese, grosso modo lo stesso prezzo di un anno fa. È sempre più difficile, pare, anche trovare raccoglitori e potatori esperti.

Alla Pro Loco di Carmignano da un po’ di anni hanno capito il problema ed organizzato corsi per insegnare l’arte del potare gli olivi, consapevoli che l’agricoltura riverbera i suoi effetti anche sulla cura del paesaggio e e costituisce un’attrazione importante per il turismo. Tutto si lega, come le azioni portate avanti, sempre sul Montalbano, dall’associazione per il Biodistretto. Alla Pro Loco di Carmignano, affidandosi proprio all’agronomo Damerini, hanno promosso anche un concorso di olio: riservato alle aziende che coltivano e raccolgono le olive secondo il metodo dell’agricoltura biologica, ma con un’altra caratteristica particolare, quella del giudizio affidato ad una giuria popolare.

L’appuntamento è sabato 7 dicembre nel Museo della vite del vino, durante la tradizionale fiera del paese. Chiunque interverrà potrà assaggiare e votare gli oli in concorso, i cui campioni dovranno pervenire alla Pro Loco entro il 5 dicembre, ed è un modo in fondo per educare al gusto e al mangiar bene senza cui l’olivocultura di qualità non può purtroppo avere futuro. Sono circa duemila gli ettari a olivo in tutta la provincia di Prato: almeno la metà si concentra nei due comuni medicei del Montalbano.

Quello che non raccontano però le statistiche ufficiali (e neppure a volte la foto dall’alto) è se quei terreni sono ancora attivi o no. «Sempre meno piante – ammette sconsolato Damerini – sono curate e potate regolarmente». «Il divieto quasi continuo di abbruciamento degli scarti certo non aiuta» si lascia andare, con una punta di polemica verso le scelte di qualche amministrazione comunali. Per contenere l’abbandono le aziende più grandi corrono ai ripari assegnando parte dei terreni ad agricoltori che compartecipano alla cura (e quindi alla fine al raccolto).

Ma il bilancio continua ad essere negativo. Intanto non resta che gustarsi l’olio nuovo già arrivato in tavola. Com’è? «Non molto fruttato quest’anno – dice Damerini – piccante ma forse un po’ meno del solito ed amaro ma piacevole». Le tre caratteristiche dell’olio di casa nostra. Che è riuscito a raccogliere «chi ha giocato bene in difesa – ricorda ed ammonisce l’agronomo - operando i trattamenti giusti, anche bio, nei modi e tempi necessari». Nonostante tutto: nonostante il freddo di maggio durante la fioritura, la caduta abbondante e anticipata dei fiori e i pochi che si sono trasformati in frutto, nonostante la mosca e le piogge delle ultime settimane che hanno reso più difficoltosa la raccolta. —
 

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