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Stop all’ampliamento del Buzzi: s’attende di conoscere il destino del laboratorio

Maria Lardara
Stop all’ampliamento del Buzzi: s’attende di conoscere il destino del laboratorio

Il progetto della Fondazione è ancora sul tavolo dell’ufficio legale della Regione Toscana. Il nodo dell’attività conto terzi

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PRATO. Il tempo è denaro, come recita un proverbio, ma è quello che ci vuole per costituire la Fondazione dell’istituto Buzzi, che gestirà l’attività del laboratorio conto terzi. Prima sospesa, poi riavviata (a volume ridotto) nelle prime due settimane di settembre. Ci vuole il tempo che vorrà la Regione Toscana perché, al momento, il progetto della Fondazione è sul tavolo del suo ufficio legale. Quando arriverà l’ok, sarà istituito giuridicamente il nuovo soggetto che avrà come soci – al suo interno – la Regione e il Pin. A quel punto, «gli strumenti tecnologici rimarranno di proprietà dell’istituto che li darà in uso alla Fondazione, i cui proventi torneranno alla scuola perché, come più volte ribadito, in questa operazione non può esserci fine di lucro».

Non lascia dubbi la comunicazione fatta del dirigente Alessandro Marinelli al collegio dei docenti. È messo nero su bianco sul verbale della seduta del 14 ottobre. Al momento l’attività del laboratorio conto terzi va avanti ma viaggia con il freno tirato. Una volta Buzzilab macinava migliaia di test e analisi per i grandi brand del tessile-abbigliamento. Ma solo la Fondazione potrà consentire di lavorare conto terzi. . Il collegio docenti. C’è un punto fermo ribadito in un passaggio rettificato del verbale del 13 settembre, che non ha avuto però l’approvazione unanime di tutto il collegio (sei astensioni su 226 docenti). Quando si legge che «l’attività per conto terzi deve essere condotta secondo criteri di rendimento economico, di efficacia, efficienza e di economicità» e che «l’eventuale eccedenza di entrate rispetto alle spese costituisce incremento dell’avanzo di amministrazione dell’istituzione scolastica».

In pratica, si stabilisce che i proventi, coperte tutte le spese previste, debbano essere utilizzati per rifinanziare l’attività didattica. Com’è noto, a settembre il gioiello del distretto era finito al centro di uno scandalo sui profitti milionari (fatturato di 28 milioni in cinque anni) e presunti stipendi gonfiati. Ci voleva l’arrivo del preside Marinelli per ristabilire il giusto profilo giuridico di una realtà nata come laboratorio didattico ma che lavorava prevalentemente conto terzi. «Stiamo seguendo il percorso più veloce possibile – racconta Marinelli al Tirreno – compatibilmente con atti che non abbiano nessun tipo di incertezza sul piano giuridico. L’attività sta andando avanti, non c’è motivo di fare confronti con i numeri del passato. Non abbiamo finalità di lucro e non le possiamo avere».

Stop ai lavori. Nel frattempo, vengono sospesi i lavori per l’ampliamento dell’edificio di viale della Repubblica già approvati dal consiglio comunale. «Lavori che, tuttavia, al momento sono sospesi perché l’edificio che ospita l’istituto è di proprietà del Comune che lo ha dato in concessione alla Provincia – ha ricordato Marinelli ai docenti – Noi ne siamo semplicemente degli utilizzatori che chiediamo di costruire nuovi spazi laddove esistono già quelli che però saranno utilizzati per i laboratori della Fondazione. Siamo quindi in attesa di un nuovo accordo che tenga conto dei cambiamenti giuridici in atto».

Il costo dell’intervento per la nuova palazzina di 340mila metri quadrati era di 600mila euro, di cui 120mila finanziati dalla Provincia e la parte restante dalla scuola. Lo stop ai lavori non sembra essere solo una conseguenza dell’avvento della Fondazione. «Abbiamo avuto un incontro con la Provincia martedì scorso, insieme agli altri dirigenti di istituti superiori – racconta Marinelli – Sull’edilizia scolastica è emersa un’indicazione ben precisa, ovvero che non possono essere ampliate le aule rispetto agli spazi già esistenti». Un’indicazione per tutti gli istituti superiori in vista delle prossime iscrizioni per l’anno 2020/2021, e che servirebbe a evitare il frazionamento dell’edilizia scolastica.
 

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