Il Tirreno

Prato

la beffa dopo la tragedia 

Omologata la gara in cui morì Giovanni Iannelli

V. T. – F.A.
Omologata la gara in cui morì Giovanni Iannelli

Polemiche per la decisione del giudice sportivo piemontese. Istituito un premio in memoria del ventiduenne ciclista pratese

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PRATO. Dal Piemonte arrivano una buona ed una brutta notizia sulla tragedia di Giovanni Iannelli, il ciclista pratese di 22 anni morto cadendo durante una gara a Molino di Torti, provincia di Alessandria, lo scorso 5 ottobre. Inziamo subito da quella buona. Per ricordare il ragazzo il mondo del ciclismo ha istituito il “Premio Giovanni Iannelli”, che andrà ogni anno al miglior Under 23 della stagione. Per il 2019 la scelta è caduta sull'aretino Gabriele Benedetti. Passando a quella cattiva, il giudice sportivo piemontese Tosco Mariuccia ha deciso di omologare quella gara subito giudicata da molti disputata ai limiti della regolarità. Eppure i vertici della Federciclismo, rappresentati dal presidente nazionale Di Rocco, da quello toscano Bacci e dal commissario tecnico della nazionale Davide Cassani erano presenti ai funerali di Giovanni Iannelli. Le parole furono anche esplicite: «Faremo di tutto affinchè questo non succeda più». Sorprende che non c’è traccia di nessun provvedimento preso nei confronti di chi ha organizzato quella gara, evidentemente perché il direttore di corsa e la giuria in servizio non hanno segnalato irregolarità nei loro rapporti. La domanda che in tanti si pongono, è se ci fossero le pur minime misure di sicurezza previste per gli atleti e sulle quali devono vigilare la struttura tecnica regionale nell’approvare la gara, i direttori di corsa, il presidente della società organizzatrice, il collegio di giuria, i direttori sportivi delle squadre alla partenza. «C’erano tutte le misure di sicurezza e le protezioni? – scrive Gianni Cantini, direttore di gara fiorentino, componente della Commissione regionale direttori di corsa e sicurezza, nonché coordinatore del settore studi e corsi preposta all’insegnamento e alla formazione degli addetti alla sicurezza delle gare ciclistiche - A leggere l’omologazione sembra di sì, ma io aggiungo che Giovanni e tutti i ragazzi che continuano a correre devono avere maggiore rispetto e invito il comitato regionale toscano a far sentire la sua voce con forza. Per me si è consumata l’ennesima vergogna, e quanto doveva essere fatto non lo è stato da parte degli attori». Chi si è subito mostrato vicino a quanto accaduto con la sua presenza è stato Marco Cavorso che 9 anni fa perse il figlio tredicenne Tommaso, investito da un furgone contromano in fase di sorpasso, mentre Tommy si allenava tranquillamente sulle strade della Valdisieve. Da quel giorno Cavorso si batte senza sosta per la sicurezza di chi va in bici in allenamento e in corsa, con tante iniziative e campagne promozionali. «Giustizia per Giovanni Iannelli – dice Cavorso – che doveva essere tutelato. Non vanno disattese le regole, risparmiando sulle transenne, sulle protezioni. Mi pare un’omologazione frettolosa da parte del giudice sportivo piemontese. Già ho ascoltato le solite frasi, è sempre stato fatto così, è stata una fatalità, un fatto di gara». Il padre di Giovanni, Carlo Iannelli, aveva chiesto l'intervento della Federciclismo con una commissione ad hoc ma non ha ricevuto risposte e adesso l'unica che può verificare se ci sono stati omissioni o errori è la magistratura alessandrina che sull’incidente ha aperto un’inchiesta. —

V. T. – F.A.

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