Italia
Eredità contesa, punto a favore dell’ex marito
Assolto dall’accusa di aver violato il sequestro conservativo deciso dal giudice. In ballo ci sono beni per due milioni di euro
prato. La Corte d’appello di Firenze ha assolto Stefano Conti dall’accusa di essersi appropriato di beni per un valore di circa due milioni di euro sottoposti a sequestro conservativo, e dunque violando un provvedimento del giudice, nell’ambito di una causa che lo vede opposto alla ex moglie Gianna Ponzecchi.
È un punto a favore dell’ex marito in una intricata vicenda che ha originato cause civili e penali. Al centro di tutto c’è un’eredità milionaria, quella lasciata agli eredi nel 2003 dal padre dell’ex moglie di Conti, Mauro Ponzecchi. All’epoca i coniugi stavano ancora insieme, ma sette anni dopo, nel 2010, si sono separati ed evidentemente non si sono lasciati bene, perché la moglie ha accusato il marito di averle sottratto una parte di quanto le spettava. La versione dell’uomo, difeso da Raffaella Pastore, è diametralmente opposta. Sostiene di aver prelevato dai conti correnti a firma disgiunta quello che aveva il diritto di prelevare.
Una sentenza civile depositata all’inizio del 2017 dal giudice Angela Fedelino ha dato ragione alla moglie sui soldi. E una successiva sentenza penale pronunciata dal giudice monocratico Micaela Lunghi si è espressa nello stesso senso condannando l’ex marito Stefano Conti a quattro mesi di reclusione (pena sospesa) per l’appropriazione dei beni sottoposti a sequestro conservativo.
Ma come detto, la recente sentenza della Corte d’appello di Firenze ha ribaltato il verdetto, almeno per quanto concerne la presunta violazione del sequestro conservativo, e ha assolto Stefano Conti. Ora si attende la sentenza di appello sulla causa civile che al momento vede in vantaggio l’ex moglie. Il verdetto è atteso nel corso del 2020. In ballo ci sono tra gli altri beni una villa a Castiglioncello, alcune abitazioni in via Cavour e altre in via dello Sprone. —
Paolo Nencioni
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