Il presidio
Ispettore chiede i nomi degli infermieri che prendono il caffè, protesta il sindacato
Dura nota del Nursind contro l'iniziativa dell'Asl Toscana Centro all'ospedale di Prato: "Qui manca tutto, sbagliato punire chi si assenta per pochi minuti". L'Azienda però smentisce: "Solo una verifica al punto fumatori"
PRATO. “E’ inaudito e inammissibile che un’azienda con cronica carenza di personale, mancanza di posti letto, ritmi e carichi di lavoro insostenibili per il personale, anziché pensare al buon funzionamento della stessa, incarichi, e quindi paghi, un ispettore per sanzionare i lavoratori, che dopo ore di lavoro, si sono semplicemente recati a prendere un caffè o una bottiglia d’acqua ai distributori automatici distanti pochi metri dal reparto dove lavorano”. Con queste parole si apre la lettera indirizzata alla Direzione dell’Asl Toscana Centro da Roberto Cesario, segretario territoriale Nursind Prato, dopo che alcuni infermieri in servizio all'ospedale Santo Stefano, secondo quanto da loro stessi dichiarato, sono stati avvicinati da un ispettore che ha chiesto i loro nomi mentre prendevano il caffè alla macchinetta.
“Stiamo parlando di lavoratori che nell’espletamento del proprio ruolo sono sottoposti ad un carico emotivo gravoso e affaticante. Ma questo – prosegue la missiva - l’ispettore forse non lo sa: non immagina nemmeno cosa può essere successo nelle ore precedenti a quel caffè. Magari i colleghi avevano gestito un’urgenza, rianimato per minuti e minuti una persona, seguito bambini appena nati o accompagnato una persona verso la morte e si sono presi carico dei suoi familiari e del loro dolore”.
“Ovviamente – sottolinea Cesario - i regolamenti e le leggi vanno rispettati, ma a questi è sempre necessario associare un po' di buon senso; questo è ciò che Nursind chiede alla Direzione Aziendale, di far capire all’ispettore che non è ammissibile imporre un provvedimento disciplinare a un dipendente che si ferma un attimo per un caffè o per un sorso d’acqua. Siamo sicuri che la Direzione sia contraria a questo clima di terrore e intimidazione che si è così creato all’interno dell’ospedale Santo Stefano di Prato” conclude Cesario.
La protesta del sindacato è scattata quando alcuni dipendenti hanno riferito che nei giorni del 13 e 14 agosto un ispettore dell'Asl si è piazzato accanto ai distributori automatici presenti al piano terra del Santo Stefano e ha chiesto i nomi di chi prendeva il caffè o una bottiglietta d'acqua. Al momento non risulta che nei confronti dei dipendenti dell'Asl (4 o 5 secondo il sindacato) a cui è stato chiesto il nome sia stato avviato un procedimento disciplinare, ma il sindacato mette le mani avanti. "In un'azienda dove manca tutto, anche i posti letto - dice Cesario - non ci sembra un'iniziativa opportuna".
Il contratto di lavoro prevederebbe una pausa di 10 minuti per ogni turno, ma la prassi è diversa. Quasi nessuno chiede la pausa perché, spiega il sindacato, bisognerebbe sostituire il collega che si assenta. Così, quando la situazione del reparto lo permette, gli infermieri si assentano a turno per andare a prendere il caffè. Il Nursind ha inviato lo scorso 16 agosto una mail in cui chiede spiegazioni all'Asl ed è in attesa di risposte.
La stessa Asl ha replicato nel primo pomeriggio di oggi, 20 agosto, alle affermazioni del sindacato. "Relativamente al comunicato stampa di Nursind Toscana - si legge in una nota dell'Asl - l’Azienda non conferma quanto riportato e precisa che nei giorni scorsi è stata effettuata solo una verifica presso il punto fumatori dell’ospedale Santo Stefano di Prato senza peraltro rilevare infrazioni. Inoltre non risulta che il personale dell’ospedale di Prato si sia rivolto alla Direzione sanitaria dello stesso presidio per segnalare quanto riportato nel comunicato stampa".
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