Il presidio
Insegue la sua bici rubata e fa scoprire il ricettatore
Prato, una serie di appostamenti in auto ha portato il fotografo del Tirreno Claudio Batavia fino ad una ditta cinese, dove ha fatto intervenire la polizia
PRATO. C’è voluto il fiuto del fotoreporter per ritrovare la bici rubata qualche giorno prima, dopo una serie di appostamenti e inseguimenti che lo hanno portato ad un’azienda di tessuto di Grignano. Il tutto senza subire ritorsioni o farsi del male. Protagonista di questa storia a lieto fine, che ha avuto il suo epilogo lunedì 12, è Claudio Batavia, fotografo del Tirreno.
«Tutto è iniziato qualche giorno fa – racconta Batavia – La mattina verso le 7 sono uscito dal mio appartamento al terzo piano di una palazzina di via del Ceppo Vecchio e non ho più trovato la mia bicicletta, che tengo sul pianerottolo debitamente allucchettata. Qualcuno deve aver forzato il portone durante la notte, sicuramente dopo la mezzanotte perché a quell’ora c’era ancora, e si è scomodato al punto da fare tre piani per venire a prendere quella vecchia bici. Vecchia ma funzionale: una Ganna degli anni ’60, pedali di legno e sellino foderato di cuoio. Un valore affettivo, più che altro».
Claudio ha pensato di non rivedere più il suo mezzo di trasporto, che ha resistito così tanti anni all’assalto quotidiano di ladri di biciclette. A questo punto, però, ci si è messo di mezzo il caso, per una volta benevolo quasi a smentire la famigerata “legge di Murphy” secondo la quale “se una cosa può andar male, lo farà senz’altro”. Ieri mattina il fotografo è stato impegnato in un servizio sulla spaccata di una vetrina in via Roma. E proprio in via Roma, mentre stava entrando in un bar per prendere un caffé, ha notato cinque cinesi che procedevano in fila indiana in sella alla bicicletta. «Quando ho visto che l’ultimo della fila viaggiava proprio sulla mia bici sono trasecolato – prosegue il racconto di Batavia – È molto riconoscibile, non ce ne sono molte in giro così. Anzi, nessuna. A quel punto mi sono rimesso in auto e ho seguito lentamente il gruppo di ciclisti, cercando di non dare nell’occhio. Per fortuna hanno proseguito sempre nel senso giusto di circolazione: se avessero deviato in un controsenso, come avviene spessissimo, li avrei sicuramente persi».
Il viaggio è durato appena qualche chilometro, perché i cinque cinesi hanno imboccato via Juri Gagarin, a Grignano e sono entrati in un magazzino di tessuti. «Sono entrati dentro con le bici e nel piazzale della fabbrica c’erano tre grossi cani a fare buona guardia – continua il racconto – Per questo ho preferito accostare e chiamare il 113. La volante è arrivata subito dopo. Ho spiegato ai poliziotti del furto e ho mostrato loro anche le foto della bici. Poco dopo è uscito un poliziotti, dicendomi che il cinese affermava di aver comprato la bici a 40 euro, ma non ha detto da chi». Molto probabile che non sia lui l’autore del furto, ma si sia affidato ad uno dei tanti giri di ricettazione. Il cinese poi è stato accompagnato in Questura e la bici è stata subito riconsegnata al fotografo.
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