Italia
Perdersi in mezzo agli ulivi per ritrovare se stessi - Foto
Prato, Riccardo Farinelli, pittore e archeologo, espone le sue opere a Villa Rospigliosi nella mostra “Dalla soglia” che resterà visibile fino al 20 settembre
PRATO. Combattere lo stereotipo che vorrebbe far passare l’arte come qualcosa di riservato a pochi eletti, non per tutti. È la “missione” che si è prefissato Riccardo Farinelli, pittore e archeologo nato a Firenze ma pratese d’adozione. Le sue opere sono al centro dell’esposizione “Dalla soglia – Itinerario fra ulivi veri e dipinti”, fino al 20 settembre a villa Rospigliosi a Prato: un percorso che, per la prima volta, si snoda tra l’antica fattoria e il giardino della villa ed invita a lasciarsi guidare dalla curiosità per scoprire il valore dell’opera d’arte e della natura. . «È molto diffusa un’idea stereotipata dell’arte, che la fa percepire come una cosa elitaria – spiega Farinelli –. Ma non è così: l’arte è destinata a tutti, non a chissà chi. L’unica selezione che fa è sulla sensibilità. E quella ce la può avere chiunque». Diplomato all’Accademia di Belle Arti di Firenze, espone come pittore e grafico nelle gallerie di tutta Italia e partecipa come disegnatore a campagne archeologiche etrusche e preistoriche. Ma è proprio seguendo l’idea dell’arte per tutti che nel 1988, sotto la guida di Bruno Munari, maestro del design italiano, progetta la sezione didattica del Centro per l’Arte Contemporanea Pecci, della quale ricopre il ruolo di responsabile fino al 2014.
«Ad un certo punto mi sono accorto che la condivisione nell’arte è fondamentale – racconta –. Il mondo dell’arte soffre invece di un’”asfissia”, che deriva dal fatto di essere un po’chiuso in sé stesso. Allora ho pensato che potevo occuparmi di allargare il pubblico dell’arte. Il Pecci era allora un laboratorio molto stimolante in questo senso. Anche perché a volte ce ne dimentichiamo ma l’arte contemporanea è molto orientata al pubblico».
Coerente con il suo obiettivo di “aprire le porte dell’arte” ad un pubblico più vasto anche l’attività di insegnante, che Farinelli ha svolto in diverse scuole. “Dalla soglia”: guardare attraverso per passare e avvicinarsi E a proposito di porte, prende spunto proprio da questo elemento la mostra dell’artista in corso a villa Rospigliosi, dal titolo appunto “Dalla soglia”. Le opere, che raffigurano ulivi – dipinti a china o tempera, con un tratto veloce, che lascia trasparire le emozioni – sono incorniciate o si intravedono attraverso il telaio di alcune porte (vere o ricostruite), a significare l’azione del passaggio. «La soglia vuol dire che intravedo qualcosa al di là di essa e se voglio vado oltre – spiega Farinelli –. È una presenza che ti ricorda un passaggio, che non puoi ignorare. Ti pone davanti ad una scelta: quella di passare o non passare. Ciò che la mostra spera di provocare è un moto di curiosità. È un invito a guardare ed avvicinarsi». Ciò a cui le opere di Farinelli esortano ad avvicinarsi è soprattutto la natura. «Guardare le nostre colline ci può insegnare il modo di stare nella natura – spiega il pittore –. Dobbiamo tornare a stare in mezzo ad essa, senza pensare, senza l’orologio al polso. Ormai è una capacità che purtroppo hanno perso anche i bambini. Che dovrebbero tornare ad arrampicarsi sugli alberi: magari si sbucceranno le ginocchia, ma ci guadagneranno in altro». L’ulivo: albero del mito e della memoria E proprio l’albero è l’altro elemento al centro di “Dalla soglia”. Non uno qualsiasi: l’ulivo, tanto caro alla Toscana.
«Quello dedicato all’ulivo è un progetto che ho cominciato 5 anni fa – racconta Farinelli –. È un albero che mi ha affascinato per varie ragioni. Innanzitutto è un ricordo che fa parte della mia memoria: da bambino infatti abitavo alle pendici della Calvana (a Santa Lucia). Poi l’ho scelto tra tanti perché è un “soggetto”: non ce n’è uno che assomigli ad un altro, come le persone». Nei dipinti in mostra ci sono “ritratti” di ulivi realmente esistenti: tra gli altri, uno alla Castellina (in via Capponi), un altro a Santa Lucia (in via Bologna). «Sono ciò che rimane della Prato che fu – spiega l’artista – prima che ci fossero le strade e le case». Farinelli ha scelto l’ulivo anche perché è un albero “tormentato”: «Non viene su dritto – spiega –. Porta i segni di ciò che ha intorno che, invece di abbatterlo, lo nobilitano. È una metafora di come le difficoltà che viviamo ci insegnano qualcosa». «In più – conclude l’artista – per noi dell’area mediterranea l’ulivo è una pianta mitica da sempre». La mostra, ad ingresso gratuito, è aperta dal lunedì al sabato (le opere all’interno sono visibili il giovedì dalle 17 alle 19 e il sabato dalle 10 alle 12. 30).
L'idea. Con la mostra di Riccardo Farinelli “Dalla soglia”, la splendida villa Rospigliosi di via Firenze apre per la prima volta le sue porte al pubblico dell’arte. «Con i miei fratelli avevamo da tempo l’idea di aprire la fattoria e il giardino alla fruizione pubblica, per restituire questi spazi alla città – spiega Claudio Seghi Rospigliosi, proprietario della villa –. Io poi ho un amore per l’arte in generale e per quella contemporanea in particolare, perciò utilizzare questi spazi per implementare questa passione era un’idea latente, che grazie a Riccardo, con cui ci conosciamo da tempo e che è stato lo sprone per cominciare, è diventata realtà». La mostra è studiata appositamente per gli spazi della villa: sia interni (il vecchio frantoio) che esterni (il giardino e la limonaia). «È un percorso vero e proprio, suggerito da questo spazio» spiega Farinelli. Ad accompagnare la mostra ci sono anche diversi laboratori, sia per adulti che per bambini, aperti a tutti. «Questo spazio non vuole essere una semplice galleria – spiega Seghi Rospigliosi – ma dar vita ad un’esperienza che coinvolga le persone alla scoperta dell’arte e della bellezza».
Tra le iniziative, anche le degustazioni di olio con l’agronomo Luca Socci, per un’esperienza multisensoriale. Villa Rospigliosi aspira dunque a diventare un nuovo punto di riferimento per l’arte in città: è già in ponte per fine ottobre una mostra con installazioni dell’artista cinese, di base e Firenze, Qiu Yi. «Ha già fatto dei sopralluoghi – spiega Seghi Rospigliosi –. Quello che prenderà forma è un dialogo tra l’artista e il luogo che lo ospita. Ne vedremo delle belle»
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