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Prato

giustizia al collasso 

Il Tribunale vuole riaprire ma dipende dal meteo

P.N.
Il Tribunale vuole riaprire ma dipende dal meteo

Il procuratore Nicolosi conta di riprendere l’attività ordinaria già lunedì Il presidente si tiene le mani libere. Gli avvocati: «Viviamo alla giornata»

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prato. La normale attività del Tribunale di Prato, chiuso per caldo con una clamorosa decisione presa giovedì dal presidente Gratteri e dal procuratore Nicolosi, dovrebbe riprendere regolarmente lunedì. Il condizionale è d’obbligo perché se il Palazzo di giustizia ripartirà non sarà merito di un intervento sull’impianto di climatizzazione dell’aria, che non c’è stato, ma semplicemente di un miglioramento delle condizioni climatiche esterne.

Il procuratore Nicolosi, che ieri è rimasto regolarmente in ufficio, come la metà del personale della Procura, conta di poter riprendere le normali udienze (lunedì è in programma anche la prima nel delicato processo che vede imputata l’operatrice socio-sanitaria accusata di violenza sessuale su un quattordicenne).

Ma va detto che nel provvedimento adottato giovedì il presidente del Tribunale ha scritto che «si riserva di adottare giornalmente l’ordine di sgomberare i locali per il superamento del livello massimo di temperatura interna e umidità». Dunque bisognerà aspettare.

«Viviamo alla giornata - dice infatti Maurizio Betti, presidente dell’Ordine degli avvocati - Al momento non siamo stati informati di ulteriori stop all’attività. Ma il presidente ha fatto bene. In questi giorni la situazione era oggettivamente insostenibile. Si è cercato di convogliare un po’ di fresco nelle aule, ma non è bastato. Ora speriamo nel miglioramento della situazione climatica esterna».

Qualcuno sui social ha ironizzato sulla scarsa resistenza di chi lavora in Tribunale rispetto a chi lavora in fabbrica.

«Ma teniamo conto - avverte Betti - che questo non è un normale posto di lavoro. È frequentato anche da anziani, testimoni o imputati, che possono non sopportare determinate condizioni. In 40 anni non mi era mai capitato di assistere a una situazione del genere. Ci aspettiamo di essere convocati la prossima settimana dal presidente per cercare di trovare una soluzione». Che, inutile girarci intorno, non è a portata di mano.

«Il Tribunale di Prato chiude perché fa troppo caldo: una situazione da Paese non civilizzato, dovuta a disfunzioni tecniche che sono inaccettabili per la nostra comunità e nel nostro Paese» ha commentato ieri il deputato Giorgio Silli (ex Forza Italia, ora gruppo misto).

Qualche mese fa lo stesso Silli si era fatto fotografare davanti al Palazzo di giustizia con un cartello che recitava “Teniamo qui il nostro tribunale”, per scongiurare un accorpamento con Firenze e la perdita della sezione fallimentare. Ora promette di occuparsi della questione a Roma.

«Una volta avvisato della decisione - ha detto Silli - ho subito preparato un’interrogazione al ministro della Giustizia che ho depositato questa mattina. Il fatto che un Palazzo di giustizia costruito da meno di quarant’anni abbia problemi strutturali e tecnici di questo genere è avvilente e preoccupante. Prato merita una risposta immediata».

Una risposta che, almeno ufficialmente, non è ancora arrivata dagli uffici del ministero e che difficilmente arriverà nel fine settimana. —

P.N.

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