Il Tirreno

Prato

Prato: dopo confezioni e tintorie, ecco i bar. Gli imprenditori cinesi non si fermano

di Maria Lardara
La pasticceria Orgiu (foto Batavia)
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La pasticceria Orgiu (foto Batavia)

Magnolfi, Gori, Orgiù, Andrei le ultime acquisizioni. Il titolare del Doris: «Ieri mi hanno fatto un’offerta, ho detto di no»

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PRATO. «Dieci minuti fa è passato un cinese. Mi ha domandato se gli vendevo il mio locale». Glielo avessero mai chiesto. Roberto Babboni non ha avuto un attimo di esitazione: il cinese l’ha quasi messo alla porta.
Il proprietario del bar Doris è fresco di compleanno: il locale ha spento quaranta candeline. È sempre qui, in viale Galilei. Sempre in mano alla stessa famiglia. «Qui – ricorda – abbiamo tutto: bar, pasticceria, edicola e tabacchi». Niente di strano dunque se un potenziale acquirente con gli occhi a mandorla ha fiutato l’affare. Ma il bar Doris non è in vendita. «Figuriamoci. È alla seconda generazione, con mio figlio Yuri». Risposta negativa.

I cinesi ci provano. Dall’altra parte ci provano. E i cinesi ci hanno provato anche al Moncelli in Santa Lucia. Ma Vincenzo Castello, che nel 2000 rilevò la storica attività della famiglia Moncelli in via Bologna, non vuol sentire ragioni. «Non venderò mai ai cinesi. Riusciamo ad andare avanti grazie alla gestione familiare».
La ricetta del bongo con cialda caramellata, uno dei dolci più apprezzati, è dunque destinata a rimanere tra i segreti di famiglia.

Chissà se Weng Yu detto “Ilario”, titolare del bar Orgiù e dal primo luglio anche del Magnolfi di piazza San Francesco, farà shopping altrove. O magari sono gli stessi due cinesi da poco entrati nella compagine societaria del caffè Millevoglie di via Galcianese.

Un puzzle di incastri. Doris a Coiano e Moncelli a Santa Lucia sono veri e propri templi di dolcezza, impressi nell’album dei ricordi dei pratesi che hanno caro il rito della colazione e delle merende. Ce ne sono altri. Bar Betti, Luca, Mariella, Doris, Orgiù, Gori, Moncelli, Peruzzi, Andrei e Magnolfi. Nel puzzle di incastri che sono i passaggi di mano degli storici bar di Prato fa capolino la Storia dei pratesi, quella scandita da abitudini golose e sfiziose come le ciambelline del Magnolfi oppure i panini al tonno consumati al volo dal Betti, oggi a Bagnolo di Montemurlo.

Tradizioni immutate. Alcuni bar cambiano pelle, alcuni difendono con le unghie e con i denti la gestione familiare e con quella si salvano, altri si sono trasferiti. Insegne che profumano di merende buone e genuine per i bambini, che perpetuano il rito del vassoio di dolci da portare a casa la domenica mattina, dopo la messa. Ma il rito si perpetua anche se la proprietà è cinese. Lo sanno bene i clienti del bar Orgiù, un’istituzione al quartiere del Soccorso dal 1960, dove l’assortimento delle paste è sempre lo stesso. Stessa qualità, nuova gestione: nel febbraio 2017 è arrivato Weng Yu, il re delle pasticcerie sino-pratesi, uno che sa bene come prendere per la gola i pratesi senza alterare le tradizioni. In laboratorio non lo vedono mai: classe 1990, Ilario è l’uomo dei conti. Il suo accento più campano che pratese racconta i 12 anni trascorsi in quel di Napoli, prima di conoscere la moglie trapiantata a Prato e, per l’appunto, appassionata di cake design.

Quando amore e affari vanno a braccetto. Weng Yu comprò l’Orgiù da Mauro Faggi, ex socio del Miraglia. Aperto nel 1940, il bar-pasticceria di via Lambruschini ha cambiato ben tre gestioni nel tempo. L’ex proprietario Remo Scalchirati decise di venderlo dopo la morte della moglie, la signora Miraglia. E se i pratesi una volta non potevano permettersi la tv, negli anni Cinquanta il piccolo schermo s’accendeva al Miraglia, che negli ultimi anni ha aperto anche al Parco Prato.

Il caso del bar gori. Luglio 2018: è a un’imprenditrice cinese che Paolo Faggi, parente di Mauro, cede il bar-pasticceria Gori di Grignano. Piacciono ai cinesi le attività lungo le arterie principali: sia l’Orgiù che il Gori, infatti, s’affacciano su via Roma. Come la pasticceria Mariella, 62 anni di storia portati a meraviglia. Prima latteria, poi caffetteria e pasticceria. E la famiglia che la manda avanti è sempre la stessa, dal 1957 a questa parte.
Ma la pasticceria aperta nel 1961 dai genitori Dino e Brunella non si tocca. Vuoi mettere poi la mitica torta “Setteveli” inventata dal pasticcere Luca Mannori al bar Luca di via Lazzerini o le pesche di Prato di Paolo Sacchetti del Nuovo Mondo? Siamo su livelli decisamente molto alti.

I panini del Betti. Alzi la mano chi non ricorda i panini al tonno del Betti. «Erano famosi perché se ne prendevano tre al prezzo di uno». Chiara Salimbeni ci scherza su. Erano i tempi in cui il Betti di via Guizzelmi non aveva la vetrina e c’era chi faceva il furbetto mangiando al volo i panini al tonno. Dopo 70 anni di storia iniziata dentro le mura, nel 2017 il Betti ha fatto le valigie per Bagnolo di Montemurlo. «Abbiamo raddoppiato il fatturato, nel centro di Prato si vendeva poco – sottolinea Chiara – Da noi però i cinesi non sono mai venuti». Nella zona del Serraglio “Nandino” Betti, babbo dello scrittore Rodolfo defunto pochi giorni fa, aprì un forno nel secondo Dopoguerra. Con l’avvento della macchina da caffè, mise su anche la pasticceria. Oggi è in mano alla famiglia Ghelardi-Salimbeni che cerca fra l’altro personale per la stagione estiva. La saracinesca del Betti è sempre abbassata in via Guizzelmi.

Bar Andrei agli orientali. Ad alzare la saracinesca del bar Andrei, da settembre in poi, sarà un giovane cinese: toccherà a lui raccogliere l’eredità della storia centenaria del bar di Bruno Rosi in via Magnolfi. Riuscirà a convivere con gli spacciatori che stazionano fuori?

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