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Finito il tempo dell’amore, inizia quello delle querele
Il Pd ha incaricato un paio di avvocati di valutare la possibilità di denunciare per diffamazione gli autori delle offese su Facebook contro il sindaco e il partito
prato. Finito il tempo dell’amore, arriva quello delle querele; perché va bene porgere l’altra guancia, ma quando si superano certi limiti la parola passa alle carte bollate. Così almeno la pensano alcuni candidati del Partito democratico, compreso il sindaco appena riconfermato Matteo Biffoni, che hanno dato incarico ai rispettivi legali di valutare la possibilità di denunciare per diffamazione chi, tra i candidati delle liste avversarie e i loro simpatizzanti, si è reso responsabile di pesanti e gratuite offese personali durante la campagna elettorale che si è appena conclusa.
Se n’è parlato anche ieri mattina durante la conferenza stampa nella quale il sindaco Biffoni ha ringraziato gli elettori e ha fatto il punto di questi cinque mesi di duro confronto politico tra destra e sinistra. Tra i destinatari delle offese ci sono ovviamente anche lui e i suoi familiari, ma sono tanti nel Pd che finora hanno ingoiato il rospo e ora vogliono passare al contrattacco. Tanto che già da qualche tempo è stato messo in piedi un gruppo interno alla segreteria del Pd che ha raccolto le prove delle offese (quasi sempre screenshot di post su Facebook, cioè la foto della schermata) e in questi giorni li consegnerà ai legali per valutare se integrano gli estremi della diffamazione. Tra i legali c’è anche Giuseppe Nicolosi, l’avvocato del sindaco, che conferma di aver avuto l’incarico di fare una scrematura.
Perché una cosa sono le offese o le prese in giro che quotidianamente si leggono sui social, altra cosa quando si va a toccare una sfera intima oppure si accusa qualcuno di aver commesso reati di cui non c’è prova. E lo si fa sulla piazza virtuale di un social network aperto a tutti. Agli avvocati toccherà valutare che cosa è rimasto entro i limiti e che cosa li ha superati. Sulla materia peraltro i Tribunali hanno già iniziato a esprimersi da tempo e la stessa Cassazione ha avuto modo di occuparsene, stabilendo il principio che la diffamazione si fa anche su Facebook (anche se alcuni ancora sottovalutano il peso delle loro parole).
Nelle ultime settimane è stato lo stesso Biffoni, su consiglio dei suoi strateghi elettorali, a tenere a freno con una certa fatica i compagni di partito che volevano rendere pan per focaccia a chi li offendeva. Il rischio, hanno consigliato fin dall’inizio gli spin doctors del sindaco, era di finire in una sorta di pollaio nel quale si aveva tutto da perdere. Nel tardo pomeriggio di domenica nella mailing list dei simpatizzanti è stata ribadita l’indicazione di non rispondere alle provocazioni, ma ora il voto c’è stato e ognuno potrà comportarsi come meglio crede.
Linda Pieragnoli, responsabile della comunicazione nella segreteria del Pd provinciale, si è fatta carico insieme ad altri di raccogliere gli screenshot e nei prossimi giorni li consegnerà agli avvocati (insieme a Giuseppe Nicolosi c’è Nicola Maneschi. «Le singole persone, compreso il sindaco, potranno difendersi come meglio credono - spiega - A noi tocca il compito di difendere l’immagine del Pd. Io frequento i social ormai da tempo e posso dire che mai come in queste ultime settimane ho notato una quantità anomala di profili falsi e di false pagine su Facebook, non so se per iniziativa di singoli o per una strategia politica. Noi siamo fieri di aver fatto campagna elettorale a viso aperto, senza scendere su quel piano».
Tra le cose da verificare ci sono anche le sponsorizzazioni poco chiare di certe pagine, che se di contenuto politico dovrebbero essere trasparenti e non sempre lo sono. Si tratta insomma di capire chi ha finanziato cosa.
Non appena si è sparsa la notizia che il Pd sarebbe passato al contrattacco sul piano legale molti di questi profili falsi e di false pagine hanno iniziato a cancellare i post più imbarazzanti, ma ormai è tardi perché, come detto, il gruppo interno della segreteria Pd ha raccolto decine e decine di screenshot e l’azione legale che verrà intentata potrebbe diventare una causa pilota.
Cinque anni fa, in occasione dell’ultima campagna elettorale per le comunali, i social networks erano molto meno pervasivi di adesso e una parte della propaganda, insieme alle offese ovviamente, è passata proprio di lì. Ma i destinatari delle offese ora non sembrano volerle prendere sottogamba ed è per questo che si annuncia uno strascico giudiziario della contesa elettorale che è appena finita con la riconferma di Matteo Biffoni. —
Paolo Nencioni
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