Il Tirreno

Prato

Atti osceni in classe, la preside continua a negare la vicenda

Maria Lardara
L'aula di una scuola (foto d'archivio)
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L'aula di una scuola (foto d'archivio)

"Non c’è stata alcuna punizione, meno che mai l’invito a tenere le mani alzate: il fatto non è accaduto ed è inverosimile". La scuola minaccia querele

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PRATO. Dalle aule di terza media a quelle di un tribunale. Rischia di trasferirsi sul piano giudiziario la vicenda raccontata dal Tirreno che sta scuotendo una piccola realtà della provincia di Prato. Storia di un braccio di ferro fra l’istituzione scolastica e una famiglia – i genitori di una ragazzina di 13 anni – che il primo febbraio scorso ha denunciato ai carabinieri gli atti osceni in classe commessi da quattro coetanei lamentando la mancanza di provvedimenti da parte della scuola.

Dopo che Il Tirreno nei giorni scorsi ha ricostruito la vicenda interpellando le parti chiamate in causa – la dirigente scolastica che ha sempre smentito tutto, la mamma della ragazzina presumibilmente “bullizzata” e un rappresentante del consiglio di istituto – ecco la minaccia di azioni legali da parte della preside che parla anche a nome dei genitori dei ragazzini accusati.

«La scuola e le famiglie dei ragazzi coinvolti – scrive - si riservano di agire per vie legali per diffamazione e danno d’immagine nei confronti di tutti coloro che, insistentemente, nel corso di questi mesi hanno diffuso narrazioni non corrispondenti alla realtà. Si conferma come la scuola abbia regolarmente svolto la sua istruttoria per verificare la segnalazione ricevuta dalla famiglia e non abbia erogato alcuna sanzione disciplinare non avendo trovato alcun riscontro a quanto denunciato. Ci si permette di sottolineare come tutto quanto dichiarato non possa che apparire veramente poco plausibile a chiunque si occupi anche solo lontanamente di scuola».

Per la preside, come aveva già avuto modo di dichiarare al Tirreno lunedì scorso, «il fatto non sussiste». E nella lettera spiega il perché. «La continua presenza degli adulti e le modalità di lezione tipiche dell’età non avrebbero in alcun modo permesso la realizzazione di eventi così come descritti. D’altronde nessun consiglio di classe erogherebbe mai un provvedimento disciplinare in cui si intima ai ragazzi di tenere le mani bene in vista».

Provvedimento di cui si parla nella denuncia ai carabinieri e in un esposto al provveditorato della famiglia, trapelato anche da alcune indiscrezioni del consiglio d’istituto.

La preside si dice “preoccupata e rammaricata”. «Si aggiunge quindi alla preoccupazione per quanto hanno sofferto i ragazzi coinvolti in questa vicenda, anche il rammarico per quanti avrebbero dovuto dimostrare in quest’occasione fiducia e sostegno nei confronti dell’istituzione e abbiano invece preferito cedere ad altre sirene».

Sui fatti interviene anche il presidente del consiglio d’istituto con una lettera inviata al Tirreno per mettere a tacere le varie voci che girano in paese: «In qualità di presidente del consiglio d'istituto non ho mai fatto uscire atti riservati del consiglio d'istituto stesso. Non sono a conoscenza di chi abbia potuto informare i giornali su ciò che è accaduto nel consiglio stesso: spero che la veridicità sia accertata nelle sedi competenti. Diffido chiunque ad associare la mia figura a quanto in discussione. Mi auguro che non vi siano altri tipi di strumentalizzazione: in questo caso mi vedrò costretto a tutelare la mia figura e persona nelle sedi competenti».

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