Il Tirreno

Prato

Un romanzo racconta la strage dei 29 partigiani impiccati a Figline

La copertina del libro "L'agguato" di Ciro Becchimanzi
◗
La copertina del libro "L'agguato" di Ciro Becchimanzi

Prato, il 25 aprile al Museo della Deportazione verrà presentato il libro "L'agguato" scritto da Ciro Becchimanzi. Il volume è dedicato al fiorentino Lorenzo Orsetti, "partigiano della libertà del terzo millennio"

2 MINUTI DI LETTURA





PRATO. Raccontare una delle tante stragi naziste compiute in Toscana, quella che per Prato è sempre presente nelle celebrazioni del 6 settembre (data di liberazione della città) e ogni giorno tra le viuzze del piccolo borgo di Figline. L’intento è quello di approfondire una storia che molti conoscono solo a sommi capi, vista la scarsità di fonti a disposizione. Da qui l’idea di un breve romanzo, in uscita in questi giorni per iniziativa dell’editore fiorentino “Jolly Roger”, scritto da Ciro Becchimanzi e che contiene una introduzione del sindaco Matteo Biffoni e due contributi storici di Enrico Iozzelli, responsabile didattica Museo e Centro di Documentazione della Deportazione e della Resistenza di Prato e di Matteo Mazzoni, direttore Istituto storico toscano della Resistenza e dell'età contemporanea. Il volume contiene anche alcuni scatti del fotografo pratese Endrio Corrado.

Il libro sarà presentato giovedì 25 aprile, alle ore 18, presso il Museo della Deportazione: insieme all’autore saranno presenti il sindaco Biffoni, la presidente della Fondazione Museo della Deportazione e Resistenza Aurora Castellani, Iozzelli e Mazzoni.

«La storia dei 29 partigiani impiccati a Figline nel settembre del ’44  – racconta Becchimanzi – mi ha sempre incuriosito e appassionato, fin dal 1989, quando appena arrivato a Prato risiedevo proprio a due passi dal luogo dell’eccidio. Come tanti pratesi, poi, ho quasi sempre partecipato alla fiaccolata del 6 settembre e lì, più volte, mi sono chiesto quanto si conoscesse realmente di quella strage, quanto i giovani sapessero di come si erano svolti i fatti, di come era, insomma, la città in quegli anni tragici della guerra e dell’occupazione nazifascista. Cominciai quindi a cercare fonti, scritti e saggi storici: tra questi una vecchia pubblicazione del Comune di Prato, un piccolo opuscolo dal titolo “Come si muore per l’Italia libera”, che riportava la trascrizione di diari e racconti orali. Mi venne quindi l’idea di provarne a farne un breve romanzo, intrecciando diverse vicende di quei giorni, sempre con l’assillo di non eccedere in fantasia. Spero che questa mia velleità possa risultare utile a riaccendere i riflettori su quella strage, che fu il tragico epilogo di una rappresaglia crudele quanto inutile da parte di un esercito ormai sconfitto. Che possa, quanto meno incuriosire i giovani, in questi tempi così difficili, dove i valori come libertà e antifascismo, che altre generazioni avevano nel dna, sono messi in discussione, a volte oltraggiati e calpestati. Anche per questo ho voluto dedicare questo libro alla memoria di Lorenzo Orsetti, partigiano della libertà del terzo millennio. Voglio ringraziare – conclude – tutti coloro che hanno reso possibile la pubblicazione ed in particolare la Fondazione Museo della Deportazione e Resistenza, alla quale andrà parte dei ricavati delle vendite».

 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Meteo

Maltempo in Toscana, scatta l’allerta gialla: temporali forti, vento e grandine – Ecco dove

di Redazione web