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Il baby-padre smentisce la donna: sesso con lei a meno di 14 anni
Prato, nell’incidente probatorio la testimonianza del ragazzino inguaia la 31enne accusata di pedofilia. Verbale secretato
PRATO. Il primo rapporto sessuale tra il ragazzino e l’amica di famiglia che gli dava ripetizioni d’inglese è avvenuto quando il giovane non aveva ancora compiuto 14 anni. È questo il passaggio cruciale della testimonianza resa lunedì 15 dal minorenne, che ora ha 15 anni, durante l’incidente probatorio che si è tenuto in Tribunale nell’ambito dell’inchiesta che dall’inizio di marzo vede indagata una operatrice socio-sanitaria pratese di 31 anni, accusata di atti sessuali con minorenne e violenza sessuale per induzione.
La donna nell’agosto dell’anno scorso ha avuto un figlio dal ragazzo, come confermato dal test del Dna, ma finora ha sempre detto di aver avuto rapporti sessuali col giovane quando il minore aveva già compiuto 14 anni, una circostanza che la metterebbe al riparo da uno dei tre capi d’imputazione che le contestano. Il ragazzo invece ieri ha confermato la sostanza di quanto scritto nella denuncia presentata all’inizio di marzo dall’avvocato Roberta Roviello per conto della madre del giovane, e cioè che il primo rapporto tra i due va retrodatato alla primavera del 2017, quando il tredicenne si stava preparando a sostenere l’esame di terza media e aveva bisogno di un aiutino in inglese.
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Il figlio è stato concepito più avanti, tra ottobre e novembre dello stesso anno, ma la relazione è andata avanti ancora per un bel po’, fino al febbraio di quest’anno, quando il ragazzo ha trovato la forza di confidarsi coi genitori perché voleva uscire da una storia molto più grande di lui e, secondo il suo racconto, si è trovato di fronte all’ostinazione della donna, che a un certo punto ha minacciato il suicidio, ottenendo in cambio di continuare a vedere il ragazzo una volta alla settimana.
L’incidente probatorio si è tenuto nell’aula delle audizioni protette riservate ai minori al secondo piano del Palazzo di giustizia. Il ragazzo è arrivato nel più totale anonimato insieme ad alcuni poliziotti in borghese e alla madre. Nella stanza si è trovato di fronte il giudice per le indagini preliminari Francesca Scarlatti e uno psicologo che aveva il compito di metterlo a suo agio. Dall’altra parte di un vetro schermato, invece, c’erano il procuratore Giuseppe Nicolosi coi sostituti Lorenzo Gestri e Lorenzo Boscagli, titolari delle indagini, e gli avvocati difensori Mattia Alfano e Massimo Nistri, oltre a quello che assiste la famiglia, Roberta Roviello.
L’esame è durato tre ore e il verbale è stato secretato, ma il passaggio più importante, quello dell’età del primo rapporto, è trapelato e viene confermato da fonti attendibili. Più ingenerale il ragazzo, che è stato descritto dagli stessi avvocati Alfano e Nistri come molto tranquillo e sereno durante la testimonianza, ha confermato la sostanza della denuncia da cui ha preso avvio l’inchiesta. E ha arricchito il racconto con numerosi particolari che però secondo quanto riferito non cambiano di una virgola gli elementi sui quali finora si è basata l’accusa.
Il giudice in particolare ha voluto ricostruire la dinamica di quel primo rapporto, cui ne sono seguiti molti altri all’insaputa dei genitori.
Quanto all’accusa di violenza sessuale per induzione, questa si riferisce all’ultimo periodo della relazione, dalla metà di gennaio alla fine di febbraio, e su questo gli inquirenti possono contare su una serie di messaggi molto espliciti che sono stati recuperati dai telefoni cellulari dei due protagonisti della vicenda e dimostrerebbero l’esistenza di almeno sei rapporti non voluti dal ragazzo.
Ora l’inchiesta è sostanzialmente chiusa e la Procura dovrà decidere se chiedere il giudizio immediato saltando l’udienza preliminare o procedere alla normale richiesta di rinvio a giudizio.
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