Il presidio
Smaltimento illecito di rifiuti tessili: perquisizioni e sequestri a Prato, Pistoia e Lucca
Prato, le operazioni, scattate all’alba, hanno interessato obiettivi nelle province di Caserta, Pistoia e Lucca, ma anche appartamenti e studi commercialisti a Prato e Bergamo, dove risiedono alcuni degli indagati, sei in tutto, e dove le aziende monitorate hanno le rispettive sedi legali
PRATO. Questa volta i cinesi non sono gli inquinatori, ma le vittime di una fiorente attività gestita da italiani che lucravano sui cinesi. O meglio sulla necessità delle aziende cinesi di smaltire rifiuti tessili in grande quantità. Che invece di finire in impianti per essere separati e riciclati, venivano assemblati e dispersi in discariche abusive o finivano addirittura in Polonia e Bulgaria. Per avere un’idea sul guadagno delle ditte di smaltimento, il prezzo chiesto alle aziende per smaltiere un collo di rifiuti ammontava a 200-220 euro, ma la spesa effettiva per smaltirli si limitava a 10-20 euro.
ATTIVITA' NON AUTORIZZATA DI SMALTIMENTO RIFIUTI RIFIUTI: NEI GUAI UNA GIOVANE
È quanto risulta da una vasta inchiesta della procura di Prato, condotta dal sostituto Egidio Celano e svolta dai carabinieri del Noe di Firenze guidati dal maggiore Massimo Planera e dal Nucleo ambientale della Polizia municipale di Prato coordinata dall’ispettore Daria Malagigi. L’inchiesta, partita dal sequestro di una ditta di smaltimento in via delle Case Chiuse a Galciana, avvenuto nel novembre scorso, ha avuto ieri una svolta con decine di perquisizioni in impianti, abitazioni degli indagati, studi professionali. Gli indagati al momento sono solo sei, ma siamo solo all’inizio e il coperchio del pentolone è stato appena socchiuso. Gli indagati sono di Prato (il gestore di un impianto e relativa sede legale), uno di Quarrata (il gestore di un impianto) e due rispettivamente di Caserta e Bergamo. L’accusa principale è di smaltimento illegale di rifiuti.
L’inchiesta, si diceva, parte dal controllo e successivo sequestro di un impianto di gestione rifiuti a Galciana, avvenuto nel novembre scorso. La titolare risultava una giovane di 19 anni residente nella provincia di Bergamo, ma gli inquirenti sono sempre stati convinti che si trattasse di una prestanome. Sulla base delle indagini successive a quel sequestro, all’alba di ieri è scattata l’operazione, che ha interessato contemporaneamente Prato, Quarrata, e le province di Caserta e Lucca. Visitati anche appartamenti e studi di commercialisti a Prato e Bergamo, dove risiedono alcuni degli indagati e dove le aziende monitorate hanno le rispettive sedi legali.
I professionisti non solo però coinvolti, almeno al momento: secondo quando riferito dai carabinieri del Noe, uno dei professionisti a cui l’azienda si appoggiava ha riferito che il presunto titolare della ditta non si è mai fatto vivo neppure per ritirare la posta e le bollette: una sede legale, di fatto, paravento di un’attività vuota e di facciata, presente solo sulla carta. Alla ricerca di documenti, atti amministrativi, fatture, ma anche di e-mail e dati telematici per ricostruire la complessa ed occulta rete di contatti che, dall’agosto 2018 al gennaio 2019 avrebbe consentito agli indagati si smaltire illecitamente, in Italia e all’estero, centinaia di tonnellate di rifiuti tessili, gli investigatori sono inoltre riusciti ad intercettare a Quarrata due container pronti a partire per il nord Italia: dai documenti di trasporto avrebbero dovuto contenere materiale tessile recuperato, invece erano ricolmi di cascami tessili frammisti a plastica, carta ed altre tipologie di rifiuti. Tutto il materiale è stato sequestrato.
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