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Boom di ristoranti ma il pienone c'è solo nel fine settimana
Prato, Tommaso Gei, chef del Capriolo e presidente della Fipe, spiega: "Non sembra ma c'è crisi anche nel nostro settore"
PRATO. “Un po’ di crisi viene avvertita anche dal nostro settore, quello della ristorazione. Ma si va avanti”. Lo afferma Tommaso Gei, presidente della consulta di Prato di Confcommercio e presidente della Fipe pratese (Federazione italiana pubblici esercizi).
“Si – conferma Gei – anche nel nostro ambito si riscontrano alcune avvisaglie non del tutto positive. Ma la cosa è diffusa un po’ in tutta Italia, non solo qui”.
Tommaso Gei da 8 anni è alla guida del ristorante “Il capriolo” in via Roma, locale che venne aperto dai nonni materni nel 1961. E che da lui è stato rilevato nel 2010 per riaprirlo, dopo i lavori di ristrutturazione, nel 2011 riprendendo la tradizione di famiglia.
Gei, lei parla di settore dove si avverte un po’ di crisi. Eppure quanti escono al sabato sera vedono i ristoranti e le pizzerie dove a volte si fa fatica a trovare un tavolo libero. Come lo spiega questo?
“Ecco questa cosa può creare delle incomprensioni e mi spiego. Molte persone vedendo, appunto, le sale di un ristorante piene pensano che le cose per quel locale vanno a gonfie vele. Ma invece si tratta di lavoro che si concentra in alcuni giorni della settimana, nei week end appunto. Si è parlato di crisi e le persone durante i giorni lavorativi preferiscono stare a casa e uscire il sabato sera per andare a cena fuori. Il problema per un ristorante è durante gli altri giorni, dove non si registra l’affluenza del sabato sera. Poi ci sono sempre le eccezioni. Ci sono locali che lavorano solo in certe date e che raggiungono il picco in determinati periodi dell’anno. Un esempio? Il mese di dicembre, durante le feste. Se la presenza di commensali, in quel periodo, è buona è ovviamente un indice positivo e che fa ben sperare. Poi ci sono altri momenti dell’anno che sono quelli diciamo più morti. Ma è chiaro che a volte diventa problematico far tornare la gestione di un’attività pubblica quando il lavoro non è spalmato su tutto l’anno”.
A Prato ci sono tanti ristoranti sparsi in varie zone della città, l’offerta quindi non manca.
“Si, il numero è cresciuto e generalmente i ristoranti adesso sono di forma ridotta, questo per ottenere il giusto equilibrio tra personale, acquisto e lavoro. Un’azienda più è piccola più si gestisce meglio. Ma l’arrivo dei locali di piccole dimensioni è proprio figlio della situazione che stiamo vivendo”.
Ci sono anche alcuni ristoranti, come il suo, che vanno avanti da oltre mezzo secolo. Un bel segnale, vero?
“Essere longevi è sicuramente un’eccellenza. Sono locali apprezzati perché sanno fare il loro lavoro e vanno avanti. Ma c’è anche chi ha avuto difficoltà e alla guida di un pubblico esercizio si può anche notare un’alternanza di gestori, perché qualcosa non è andato nel verso giusto”.
Veniamo al centro storico. Come vede i locali della cosiddetta movida?
“E’ un dato positivo l’aumento dell’offerta dei vari locali e pub nelle vie del centro storico pratese, grazie anche all’atteggiamento illuminato della pubblica amministrazione. Un giovane che oggi decide di aprire un locale si mette in gioco e chi fa degli investimenti è sicuramente da valorizzare, perché bisogna essere partecipi del suo successo e parlo non solo per quanto riguarda i pubblici esercizi ma in generale quando nasce una nuova attività”.
Nel suo settore ci sono degli ‘ingredienti’ giusti?
“Non ci si improvvisa, questo è certo. Ci vogliono preparazione, competenza e tanta passione oltre, ovviamente, alla capacità di stare al pubblico. Le iscrizioni all’istituto alberghiero sono altissime mentre il numero di chi decide di intraprendere la carriera professionale è molto più basso”.
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