Nicolosi sui poliziotti assolti: "Processo lungo, una sconfitta per la giustizia"
Prato, il procuratore capo ricorda che "l’assoluzione c’è stata solo per il falso, ma tutti gli altri reati sono caduti in prescrizione"
PRATO. La Procura ricorrerà in Appello contro la sentenza in primo grado di piena assoluzione nel processo ai 5 poliziotti accusati di fatto favori ad imprenditori cinesi o di aver facilitato la concessione di permessi si soggiorno in cambio di soldi. Una sentenza salutata con giusta soddisfazione dagli avvocati difensori, nonché dagli imputati che hanno visto la “fine di un incubo”. Ma che proprio non va giù alla Procura, che ci legge un caso emblematico di “giustizia lumaca” e viziata dalla prescrizioni che poteva essere evitato.
Il procuratore capo Giuseppe Nicolosi sottolinea che «l’unico reato per il quale i poliziotti sono stati assolti è quello di falso ideologico. Tutti gli altri sono caduti in prescrizione». Ed proprio su questi altri reati - dalla corruzione al favoreggiamento, dall’abuso d’ufficio all’omessa denuncia fino alla rilevazione del segreto d’ufficio, che poggiava la tesi accusatoria principale portata avanti dalle indagini condotte dal sostituto procuratore Laura Canovai. Insomma, non si potrà mai sapere chi avesse torto e chi ragione.
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«La sentenza è arrivata nel 2019 e i fatti si riferiscono al 2008 - afferma Nicolosi - è questa è già un’anomalia e una sconfitta della giustizia. Peraltro le indagini in questo caso sono state anche veloci. Leggeremo le motivazioni della sentenza – conclude il procuratore capo – ma avrei voluto capire le motivazioni rispetto ai numerosi capi per cui è intervenuta la prescrizione». All'udienza dello scorso 19 dicembre il pubblico ministero Canovai aveva chiesto condanne per complessivi 27 anni e 8 mesi, pur essendo ormai prescritti molti dei capi d'imputazione originari a causa della lunghezza del processo. Fra i poliziotti assolti c’è l'allora dirigente delle volanti Fabio Pichierri che dopo la sentenza ha commentato: «È finito un incubo, ma la carriera che non ho fatto e che potevo fare, quella non me la può restituire nessuno».
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