Italia
Targhe straniere vietate, la scappatoia si chiama noleggio a lungo termine
Tante auto slovacche e bulgare in città, al volante gli italiani che vogliono risparmiare su bollo e assicurazione
prato. In base all’ultimo censimento della popolazione straniera, i bulgari a Prato sono una cinquantina e gli slovacchi una decina. Eppure in città è molto facile incrociare targhe con la sigla BG o SK. E allora i casi sono due: o i bulgari e gli slovacchi possiedono molte macchine a testa, oppure al volante di quelle auto ci sono gli italiani. . Quasi sempre è vera la seconda ipotesi. Si tratta del fenomeno che gli addetti ai lavori chiamano “esterovestizione”, cioè la pratica di immatricolare auto all’estero per poi usarle in Italia allo scopo di risparmiare sui costi del bollo e dell’assicurazione, per non parlare della possibilità di evitare qualche multa, essendo poi abbastanza complicato notificare la sanzione all’estero. Un paio di mesi fa il governo ha inserito nel Decreto sicurezza una stretta su questo fenomeno, prevedendo sanzioni più elevate e l’obbligo per chi risieda in Italia da almeno 60 giorni di reimmatricolare la vettura nel nostro paese, evitando così il rischio della confisca, passati 180 giorni.
Una delle prime applicazioni della norma a Prato risale alla metà di gennaio, quando una donna lituana che poi si è scoperto essere residente a Campi Bisenzio è stata fermata dalla Municipale e ha mostrato una patente falsa (all’inizio la donna aveva detto di essere residente in Lituania).
Ma come si sa, fatta la legge, trovato l’inganno. La polizia municipale di Prato da qualche tempo ha notato che anche dalle nostre parti la soluzione per aggirare la normativa sulle targhe estere si chiama noleggio a lungo termine. Se non posso comprare un’auto in Slovacchia o in Bulgaria e usarla in Italia, nulla mi vieta di noleggiarla in quei paesi e usarla qui. È un po’come pagare un leasing. Esistono da qualche tempo delle società costituite da italiani, a Bratislava per esempio, che offrono servizi di noleggio a lungo termine. Basta avere una partita Iva e scegliere il modello. Ufficialmente i contratti di noleggio e il ritiro dell’auto avvengono nel paese straniero, ma di fatto nessuno controlla e si può supporre che sia il contratto che la consegna del mezzo avvengano nel luogo di residenza del cliente, grazie ai buoni uffici di procacciatori d’affari. Il sistema funziona col passaparola e in parte con annunci mirati sul web.
Ecco spiegato perché vediamo tutti questi “bulgari” e “slovacchi” al volante lungo la Declassata o sul viale della Repubblica.
Poi ci sono anche molte sigle RO e AL, cioè Romani e Albania, ma in quel caso il discorso è un po’ diverso perché le comunità romena e albanese a Prato sono molto numerose e dunque è difficile dire quanti usino l’auto comprata nel paese di origine per abbattere il costo di bollo e assicurazione in Italia e quanti invece siano qui solo di passaggio, magari in visita a parenti o amici.
I prestanome. Se le auto immatricolate all’estero e usate in Italia servono soprattutto ad abbattere i costi di bollo e assicurazione, soprattutto in una provincia come quella di Prato dove le polizze sono alle stelle, quelle intestate a un prestanome possono fare di peggio: non pagano le multe e in certi casi sono uno schermo dietro al quale si mascherano gli autori di reati.
L’ultimo caso in cui si è imbattuta la polizia municipale di Prato risale a un paio di giorni fa, quando gli agenti hanno notificato a un cinese una multa presa dalla sua macchina per il superamento di un limite di velocità in Svizzera. Il cinese ha candidamente ammesso che quella macchina è intestata a lui, ma la usa un connazionale, che per qualche motivo non se la poteva intestare. Questo gli è costato una multa e teoricamente costerà una multa anche a chi ha in uso l’auto. È verosimile che anche altri facciano alla stessa maniera. I motivi sono i più vari: c’è il clandestino che non può comprare una vettura, c’è chi è senza patente, chi semplicemente tenta di non pagare le multe e l’assicurazione. Il prestanome serve proprio a questo: in cambio di poche decine di euro fa un’autocertificazione e si intesta la macchina. In genere si tratta di soggetti che non hanno nulla da perdere sul piano economico. Quelli che lo fanno su grande scala, con decine o centinaia di auto a loro intestate, spiegano dal Comando della polizia municipale, in genere sono italiani residenti al Nord.
Il vero problema, come detto, sono le auto usate come schermo dei reati. Un servizio molto utile ai corrieri della droga, per esempio, o a chi va a compiere furti e non vuole preoccuparsi di coprire la targa. Teoricamente, ma molto teoricamente, il prestanome in questi casi rischia l’accusa di favoreggiamento, ma quasi mai va così. L’Anci ha calcolato che in Italia siano già state trovate 43. 000 auto intestate a prestanome che non pagano multe, pedaggi e assicurazioni per 120 milioni. —
Paolo Nencioni
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