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«Aumentano i costi per smaltire i rifiuti ma gli impianti non ci sono»

La discarica di Peccioli
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La discarica di Peccioli

Prato, le aziende temono di doversi  accollare la spesa per l’utilizzo delle discariche: «Sono insufficienti e quasi inesistenti i termovalorizzatori»

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PRATO. La cosiddetta "ecotassa rifiuti", più propriamente il tributo speciale per i conferimenti in discarica, è un provvedimento di lungo corso: la legge nazionale che la istituì è del 1995 e successivamente le regioni, cui sono affidate l'esazione del tributo e le modalità per la sua applicazione, la recepirono ciascuna a suo modo, con i margini di discrezionalità consentiti dalla legge stessa.

«Le finalità del provvedimento - spiega Confindustria Toscana Nord - sono apparentemente virtuose: si gravano di un tributo speciale i conferimenti in discarica per incoraggiare la minore produzione di rifiuti e per favorire altre modalità di smaltimento, meno impattanti dal punto di vista ambientale e orientate al recupero di materia ed energetico .Peccato però che siano sempre rimasti a metà strada i provvedimenti per disciplinare il riutilizzo degli scarti industriali e quindi per trarne dei sottoprodotti o materie prime secondarie (limitando quindi la quota di materiali da smaltire). E peccato anche che non tutte le regioni abbiano avuto politiche di investimento in impianti di smaltimento, soprattutto diversi dalle discariche, primi fra tutti i termovalorizzatori che scarseggiano in tutto il territorio nazionale e sono pressoché assenti su quello toscano».

«Anche per questo motivo - prosegue l’associazione degli industriali - c'era stato un atteggiamento prudente, da parte delle stesse autorità nazionali, rispetto agli aumenti del tributo: nel 2017 la legge di bilancio italiana li aveva bloccati per due anni. Non altrettanto però è avvenuto con la legge di bilancio 2019: gli aumenti sono applicabili e la Regione Toscana, che già oggi si colloca nella fascia alta dell'entità del tributo, li applicherà. L'ecotassa si applica a tutti i rifiuti solidi e ai fanghi cosiddetti palabili, conferiti in discarica e agli impianti di incenerimento senza recupero di energia; l'impatto è diversificato a seconda della tipologia di rifiuto, con casi di aumenti che possono raggiungere il 45%. Gli effetti si sentiranno anche sulla Tari sia delle imprese che dei cittadini stessi, visto che l'ecotassa grava anche sui rifiuti urbani e non solo sugli speciali».

«Molte delle imprese socie di Confindustria Toscana Nord - continua l’associazione degli industriali - sono raggiunte in questi giorni dalle comunicazioni delle discariche che li avvisano dell'aggravio; le aziende stanno manifestando sconcerto e incredulità rispetto a un provvedimento che ha il sapore della beffa. I termovalorizzatori in Toscana quasi non ci sono; le discariche sono largamente insufficienti e autorizzate a recepire solo alcune tipologie di rifiuti industriali e non altri; si dilatano i tempi per la definizione di modalità univoche per gestire la questione sottoprodotti e quindi ridurre la quantità di rifiuti. In questo quadro, l'ultima cosa che sarebbe legittimo attendersi è un aumento del tributo di smaltimento in discarica». —


 

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