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pitti filati 

Fili innovativi e ultrasostenibili di lino, viscosa e cotone: le novità della fiera

di Maria Lardara
Un'edizione di Pitti Filati
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Un'edizione di Pitti Filati

Prato, gli imprenditori preoccupati per l’aumento dei prezzi delle materie prime, cresce l’export verso la Cina

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PRATO. Dimenticate berretti, guanti e cappotti, compagni inseparabili del freddo di gennaio: è un viaggio nella primavera-estate 2020 quello che ci accompagnerà nella prossima edizione di Pitti Filati, dove da mercoledì 23 gennaio si trasferirà un pezzo del distretto tessile pratese, il top delle produzioni nostrane. Fili innovativi e ultrasostenibili di lino, viscosa e cotone per un assaggio del look che sfoggeremo nella bella stagione che sarà. E anche se il 2018 non è stato così terribile come il 2017 in termini di produzione ed export tornati col segno più fino alla seconda metà dell’anno, la prudenza è d’obbligo per i trenta produttori pratesi di filati in partenza per la Fortezza da Basso. Certo, non sono rose e fiori.

«Ci penalizza l’aumento dei prezzi delle materie prime – ammette Federico Gualtieri di Filpucci – Aumentano anche i listini del lino ed è sempre più difficile trovarlo». Il produttore di Capalle porterà a Pitti una collezione di fili essenziali e puliti: 50 filati di alta gamma in collezione, tra cui 15 novità assolute aventi come denominatore comune la sostenibilità. «Andiamo ad ampliare la nostra proposta di filati sostenibili e certificati: ormai il 70% della nostra collezione è ecofriendly, non ha più senso parlare di una sezione a sé stante», ammette Gualtieri che è anche presidente del Consorzio Promozione Filati in procinto di allargarsi ancora e raggiungere così quota 34 aziende (due nuovi produttori del Nord Italia). Anzi, mercoledì prossimo il Cpf presenterà l’iniziativa di un nuovo contest che si terrà a giugno sotto l’egida di Pitti. E se l’edizione invernale della fiera è quella meno congeniale alle tipologie pratesi, la primavera-estate riveste oggi a Prato un peso maggiore che in passato. Ne sa qualcosa l'imprenditrice Raffaella Pinori (Pinori Filati) che guida la sezione dei produttori di filati in seno a Confindustria Toscana Nord.

 «Per ricerca e fantasia quello di Prato rappresenta un distretto importante a Pitti Filati», sottolinea Pinori che porterà alla Fortezza da Basso una collezione caratterizzata da un turnover forte di articoli strizzando l’occhio agli ultimi trend, come l'athletic-leisure weari. Si arricchisce la gamma del riciclato con la new entry del cotone biologico certificato. Filati ultraleggeri e sottili dalle strutture di colore cangianti mentre è caduto ormai da tempo il tabù della stagionalità.

«Non è un caso che nella collezione nuova di Zara ci siano ancora articoli invernali…», osserva Pinori. Vede un po' di nubi all’orizzonte Giampaolo Bruni di Ilaria Manifatture Lane. «Si avverte un disagio sui mercati internazionali - sottolinea l'imprenditore - La Cina sta rallentando la sua corsa e ci controlla i prodotti prima di trasformare i nostri filati e inviarli in America».

L’azienda di Calenzano ha introdotto in collezione otto articoli nuovi di zecca, rigorosamente naturali e tracciabili. E a proposito di Cina, l'export dei filati pratesi verso il dragone segna +59,6%: la Cina vale 35,6 milioni di export, cioè il 16,5% dei 212,4 milioni di euro sul totale dell'export del settore nei primi nove mesi dell'anno scorso.

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