Il Tirreno

Prato

TRIBUNALE 

Visite clandestine, chiesto il processo per i ginecologi e l’ex primario

P.N.

Giansenio Spinelli è accusato di essere venuto a sapere dell’andazzo e di non averlo denunciato ai vertici dell’Azienda sanitaria

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prato. Un medico ginecologo già in servizio all’ospedale Santo Stefano e cinque mediatori cinesi hanno chiesto di patteggiare, mentre altri tre ginecologi e quattro mediatori, oltre all’ex primario del reparto di Ginecologia, Giansenio Spinelli, accettano il rischio di essere processati con le accuse di peculato e truffa ai danni dello Stato (l’ex primario solo per omessa denuncia).

I sostituti procuratori Lorenzo Gestri e Lorenzo Boscagli hanno depositato in questi giorni la richiesta di rinvio a giudizio al termine dell’inchiesta sulle visite specialistiche senza prenotazione che sono state fatte a decine di donne cinesi che hanno saltato la fila del Cup e spesso hanno pagato la prestazione al nero.

Le richieste di rinvio a giudizio riguardano i medici Elena Busi, Ciro Comparetto e Massimo Martorelli, tutti e tre già licenziati dall’Asl a metà novembre insieme al collega Simone Olivieri, che ha chiesto di patteggiare la pena, mentre l’ex primario Spinelli era andato in pensione prima della conclusione delle indagini.

Dei nove mediatori cinesi indagati (Wu Lihua, Li Jie, Zhou Qiuongying, Li Yong, Liao Yianyan, Su Xiaoqin, Lin Sonwei, Zheng Liping e Yang Lingli), cinque hanno scelto di patteggiare e per quattro c’è la richiesta di rinvio a giudizio. La Procura ha espresso parere favorevole su tutti i patteggiamenti, compresi quelli dei medici già in servizio al Santo Stefano.

L’inchiesta sulle visite “clandestine” è iniziata nell’autunno dell’anno scorso quando una giovane donna cinese si presentò in ospedale lamentando dolori all’addome e dicendo di aver preso una pillola abortiva che le era stata data da un medico italiano, presso il cui studio fu accompagnata da una mediatrice cinese. Quel medico non è mai stato individuato, ma fu accertato che le pillole provenivano dal circuito ospedaliero e nel corso delle indagini emersero i comportamenti quantomeno disinvolti di alcuni medici ginecologi che accettavano di fare visite specialistiche alle donne cinesi, in orario d’ufficio, in ospedale o al Centro sociosanitario Giovannini, facendo saltare alle pazienti la richiesta al Centro unico prenotazioni dell’Asl. All’ex primario Spinelli la Procura contesta di essere venuto a sapere dell’andazzo e di non averlo denunciato ai vertici dell’Asl. Ora tutte le carte sono nelle mani del giudice dell’udienza preliminare. — P.N.

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