Il presidio
La Prefettura: «Controlliamo i Cas ma non abbiamo le competenze»
Il vicario Benelli prova a spiegare che cosa non ha funzionato nelle verifiche sui fondi versati ad Astir
prato. «I controlli li facciamo e continueremo a farli, ma è vero che non abbiamo le competenze tecniche per eseguire certi tipi di verifiche».
Livia Benelli, prefetto vicario, mette il dito nella piaga dell’inchiesta sulle presunte irregolarità nei Centri di accoglienza straordinaria che ha portato agli arresti domiciliari del presidente del Consorzio Astir, Loretta Giuntoli, e alle interdizioni dei legali rappresentanti della cooperativa Humanitas, Roberto Baldini e Alberto Pintus.
La questione dei controlli è infatti centrale in quest’inchiesta e il prefetto vicario, in assenza del prefetto Scialla che in questi giorni è in vacanza, prova a spiegare se e come sono state fatte le verifiche sull’utilizzo dei fondi destinati all’accoglienza dei richiedenti asilo, soldi versati dalla Prefettura alle cooperative che si sono aggiudicate i bandi per l’assistenza.
«Per questo tipo di controlli ci appoggiamo ai tecnici dell’Asl e ai vigili del fuoco - spiega Livia Benelli - I Centri di accoglienza straordinaria sono tanti e noi in Prefettura siamo solo 45. Per questo l’indagine della magistratura è preziosa anche per noi, per fare le nostre valutazioni e prendere i necessari provvedimenti». Che potrebbero comportare, ma questo il prefetto vicario non lo può dire, anche la rescissione della convenzione tra Prefettura e Consorzio Astir. Sul tema c’è un precedente che riguarda l’Astir, e cioè l’inchiesta sui maltrattamenti nella casa di riposo di Narnali, che convinse l’Asl a togliere ad Astir la gestione della Rsa proprio per l’inadempienza contrattuale. E non è detto che l’intenzione annunciata da Loretta Giuntoli di dimettersi da tutte le sue cariche sarà sufficiente a tenere Astir al riparo dal rischio di perdere la convenzione. La presidente del Consorzio, difesa dall’avvocato Nicola Badiani (così come gli altri due indagati), comparirà davanti al giudice per le indagini preliminari il prossimo 2 gennaio. Gli altri due si sono già avvalsi della facoltà di non rispondere. Loretta Giuntoli è anche accusata di aver velatamente minacciato tre dipendenti delle coop Verdemela e Astirforma avvertendoli che se avessero raccontato quanto sapevano della gestione dei Cas i centri avrebbero potuto chiudere e loro avrebbero perso il lavoro.
Nel corso delle indagini la Digos ha accertato che l’immobile di via Umberto I a Poggio a Caiano che ora ospita un Cas è di proprietà della E.Co.Sol, un’immobiliare presieduta dalla stessa Giuntoli che ha per oggetto l’acquisto e la ristrutturazione di edifici da adibire a scopi sociali e assistenziali. La casa è stata poi affittata alla coop Verdemela, anche questa presiduta da Loretta Giuntoli. Una partita di giro che al momento non ha rilievo penale. —
Paolo Nencioni
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