Il Tirreno

Prato

Astir, la presidente dopo l’arresto annuncia le dimissioni

Paolo Nencioni Servizio a pag. 9
Astir, la presidente dopo l’arresto annuncia le dimissioni

Loretta Giuntoli, ai domiciliari, indagata per frode nell’accoglienza dei richiedenti asilo insieme al vice presidente della Caritas

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prato. La mattina arriva una specie di pastone di riso di sei o sette chili che deve bastare per colazione, pranzo e cena. C’è chi riesce a sfamarsi e chi, arrivando la sera, non trova più nulla. È una delle circostanze emerse nell’inchiesta su otto Centri di accoglienza straordinaria dei richiedenti asilo (Cas) che ha portato all’arresto del presidente del Consorzio Astir, Loretta Giuntoli, ora ai domiciliari, e all’interdizione dalla professione per i legali rappresentanti della Cooperativa Humanitas Roberto Baldini e Alberto Pintus, diacono e vice direttore della Caritas diocesana. Tutti e tre sono accusati di frode nelle pubbliche forniture. Loretta Giuntoli anche di minacce nei confronti di tre dipendenti del Consorzio Astir sentiti come testimoni nel corso dell’inchiesta.

A Baldini e Pintus, che si sono già avvalsi della facoltà di non rispondere, il provvedimento è stato notificato il 20 dicembre, mentre la presidente di Astir è stata raggiunta dall’ordinanza di custodia il 24, al ritorno (anticipato) da un viaggio in Terra Santa. Ieri pomeriggio, tramite il suo avvocato difensore Nicola Badiani, la Giuntoli ha fatto sapere di avere intenzione di dimettersi da tutte le cariche rivestite «per concentrarsi sulla sua difesa, con piena fiducia nella magistratura, e per tutelare le strutture e i posti di lavoro». Che sono un migliaio, divisi tra 13 cooperative e altre 9 società.

È un autentico terremoto quello che ha investito il Consorzio Astir, negli ultimi anni in prima fila nell’accoglienza dei richiedenti asilo nei Cas. Attualmente sono poco meno di cento (sugli oltre 600 presenti in provincia di Prato) i profughi alloggiati nelle otto strutture finite al centro dell’inchiesta, che restano in attività, come espressamente indicato dal gip e dai sostituti procuratori Egidio Celano e Laura Canovai, titolari delle indagini.

In sostanza gli inquirenti contestano ai gestori dei Cas di aver incassato i fondi stanziati dal governo ed erogati dalla Prefettura per la fornitura di certi servizi e di aver fornito quei servizi solo in parte, lucrando sui migranti. In particolare, ha spiegato il procuratore Giuseppe Nicolosi, negli accordi erano previsti tre pasti al giorno, di cui ne sarebbe stato fornito solo uno, quel pastone di cui si parlava all’inizio. Era prevista la pulizia dei locali, che però veniva delegata ai richiedenti asilo (e in certi casi non sarebbero state fornite nemmeno le ramazze). Era previsto un servizio di lavanderia, non pervenuto. E corsi di italiano forse mai fatti.

I magistrati non sanno esattamente quanti di quei fondi sono stati usati per altri scopi. Hanno fatto solo l’esempio di un Centro di accoglienza che nel mese di settembre ha ricevuto 27.000 euro. Calcolano che metà di quel denaro non è stato usato per i servizi ai profughi. Il procuratore Nicolosi si è limitato a dire che il sistema dei controlli, che spetta alla Prefettura, non è stato rigoroso, anche se la stessa Prefettura figura come parte lesa nella vicenda. La Digos della polizia, che ha materialmente fatto le indagini, ha ripreso in alcuni video le condizioni dei Cas e gli investigatori raccontano che in certi casi gli ospiti dei centri hanno dovuto recuperare le lenzuola nella spazzatura per coprirsi. Altre volte hanno dovuto accendere un fuoco in giardino per cucinarsi qualcosa. Scene che siamo abituati a vedere nei ghetti e nelle baraccopoli del sud e che invece accadevano anche qui, dietro le mura di case sfitte che sull’onda dell’emergenza sbarchi sono state rapidamente trasformate in Centri di accoglienza straordinaria. Tanto rapidamente che, secondo la Procura, non sarebbero stati chiesti i permessi necessari.

L’inchiesta è iniziata infatti dalla segnalazione di alcuni residenti di Poggio a Caiano che lamentavano schiamazzi e sporcizia. E a luglio si parlò più che altro di irregolarità urbanistiche, della mancanza del cambio di destinazione. Ora quei reati contravvenzionali sono stati stralciati e sono finiti in un altro fascicolo. L’inchiesta punta ad altro. A verificare, per esempio, se tutti i profughi ufficialmente presenti siano davvero presenti. A luglio in un Cas sono stati trovati registri teoricamente firmati dai profughi che ne attestavano la loro presenza fino a tutto il mese di agosto. —

Paolo Nencioni

Servizio a pag. 9

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