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Lite sullo stadio, la Procura chiede l’archiviazione per Biffoni e Toccafondi
II sindaco, indagato per abuso d’ufficio: «Sono contento, ho sempre creduto di aver agito nelle regole». La parola al gip
PRATO. La Procura ha chiesto l’archiviazione per il sindaco Matteo Biffoni, indagato per abuso d’ufficio nell’inchiesta sulla concessione dello stadio Lungobisenzio. Ed ha chiesto l’archiviazione anche per Paolo Toccafondi, denunciato per truffa dallo stesso sindaco Biffoni. Un regalo di Natale, con un po’ di carbone sotto l’albero, sia per il sindaco che per il presidente del Prato Calcio. Ora i legali del sindaco e di Toccafondi hanno venti giorni di tempo per opporsi alla richiesta di archiviazione, poi sarà il gip a decidere se andare avanti o meno. Laconico Toccafondi: «Aspetto le motivazioni della richiesta prima di prendere una decisione sul daffarsi». Il sindaco Biffoni si rimette ai propri legali: «Decideranno loro cosa è meglio fare. Per quanto mi riguarda certo che sono contento, sono vicende che ti toccano e ci rimani male. Ma sullo stadio penso o di aver preso decisioni nel rispetto delle regole e nell’interesse della città. Ed ho sempre avuto la massima fiducia nella Procura e nel procuratore capo, di cui stimo la grande professionalità e disponibilità all’ascolto».
Ricordiamo per sommi capi i termini della lite “sotto l’ombrellone” finita a settembre sulla scrivania dello stesso procuratore capo Giuseppe Nicolosi. Tutto ruota intorno allo stadio di Prato, il Lungobisenzio. O meglio sul braccio di ferro tra Comune e società sportiva e sulla revoca della concessione al patron del Prato Paolo Toccafondi, revoca culminata il 20 agosto con un blitz di Polizia municipale e tecnici del Comune allo stadio per imporre la riconsegna delle chiavi dell’impianto, fino al giorno prima saldamente nelle mani del Prato. Secondo Toccafondi, Biffoni avrebbe subordinato la revoca della concessione dell’impianto di via Firenze alla vendita della società alla cordata italo-canadese di Joseph Romano. Sulla base dell’esposto, la Procura aprì un fascicolo e a settembre la squadra mobile si recò in Comune per acquisire documenti utili alle indagini. Successivamente sono state interrogate una serie di persone informate sui fatti. L'inchiesta del procuratore Nicolosi voleva accertare se il Comune aveva il diritto di negare lo stadio a Toccafondi dopo che glielo aveva concesso. Ed è un filone direttamente contrapposto all’altra inchiesta, scaturita da un esposto del Comune contro Toccafondi, anche questo preso in mano dal procuratore capo Nicolosi. Ipotesi di reato: truffa nei confronti dell’amministrazione nella conduzione della trattativa per la cessione del club. Siamo in luglio, quando Biffoni e il vicesindaco Simone Faggi si convincono che la trattativa per la vendita del Prato è diventata un bluff e decidono di ritirare la disponibilità dello stadio. Il 24 luglio, tre giorni prima della scadenza per le domande di ripescaggio in serie C, il Comune intima al Prato di liberare i locali del Lungobisenzio entro il 20 agosto. «Tutto regolare», dissero il sindaco, il vicesindaco Faggi e lo studio legale del Comune. —
Francesco Albonetti
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