Il Tirreno

Prato

UN FUTURO MIGLIORE PER I BAMBINI 

Un nuovo “Punto Luce” di Save the Children

Maria Lardara
Un nuovo “Punto Luce” di Save the Children

Nel Macrolotto zero è stato creato uno spazio per offrire opportunità a bambini e ragazzi di Prato. I giocatori della Fiorentina hanno inaugurato l’ex stanzone

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PRATO. Sul tavolo si leggono i nomi di Erika, Matilda, Lisa, Sharon. Li hanno impressi in punta di pennarello ieri mattina le alunne delle Cesare Guasti, De André e Buricchi. Sul bianco della carta luccicano cuori, stelle e brillantini che fanno tanto atmosfera di Natale mentre tre parole ricorrono sul cartellone: Save the Children. Poi, d’improvviso, scrosci di applausi, la corsa ai selfie e agli autografi. Rimbomba un tifo da stadio. I calciatori e le calciatrici della Fiorentina varcano la soglia del 24esimo Punto Luce di Save the Children in Italia, il primo in Toscana: l’organizzazione dedita ai diritti dei bambini è il “marchio” che la Fiorentina porta sulla maglia, lo sponsor di cui sposa la causa. Ieri mattina s’è accesa infatti una “luce” nel cuore del Macrolotto Zero, dove vive una delle comunità cinesi più grandi d’Europa. Scendono in campo per una partita di mezz’ora Federico Chiesa, Vitor Hugo, Marco Benassi, German Pezzella, Tatiana Bonetti e Stefanie Ohrstro. Ma il loro capitano non era Pezzella bensì, per l’occasione, il sindaco Matteo Biffoni. Contro di loro una squadra “mista”, multietnica, composta da bambine e bambini con la maglia viola. L’arbitro? Era Marco Baretto, responsabile del punto vendita di Ikea dell’Osmannoro. Sì perché il colosso svedese fornisce a Save the Children gli arredi a misura di bambini per i propri Punti Luce. Il matrimonio fra l’onlus e la squadra è stato rinnovato in questo ex stanzone artigianale. «Consideriamo Prato il nostro territorio», ha sottolineato il vicepresidente della Fiorentina Gino Salica. Gli fa eco il club manager viola, l’intramontabile Giancarlo Antognoni: «Questo è un evento importante, come il logo sulla maglia che è quello di Save the Children». E per capitan Pezzella «i calciatori devono prendersi la responsabilità di fare qualcosa per sostenere i bambini che hanno più bisogno». E c’era bisogno di uno spazio colorato in questo quartiere, come il Punto Luce. L’attaccante Chiesa confessa: «Non tutti i bambini hanno avuto le stesse opportunità che ho avuto io». Là dove prima risuonavano le macchine taglia e cuci all’ombra di un capannone artigianale, all’angolo fra via Filzi e via Mameli, si può fare sport, teatro, musica, leggere e colorare. Su questo quartiere che sta vivendo profonde trasformazioni (dalle ceneri di due ex fabbriche tessili nasceranno la medialibrary e un mercato coperto grazie agli investimenti del Comune), a corto di spazi d’aggregazione e dove si tocca con mano un alto tasso di abbandono scolastico, Save the Children ha messo gli occhi almeno un anno fa. Non in una città a caso, non in una zona a caso. Qui le giovani generazioni sono sempre state penalizzate dalla mancanza di spazi. Qui potranno fare attività anche le scuole del territorio più vicine con gli istituti Marco Polo e Mascagni in testa. Gli studenti in visita ieri sono stati i primi ospiti. «Non vogliamo creare isole felici sganciate dal territorio – ha spiegato la vicedirettrice di Save the Children Daniela Fatarella – ma creare reti di relazioni. I Punti Luce sono attivatori sociali per dare ai bambini un’opportunità, sono antenne dei cambiamenti che investono interi quartieri, come questo a Prato». Cambiamenti che hanno la regia del Comune perché, come ha ricordato Biffoni, «non si può pensare che i problemi si risolvano solo con le sanzioni e la repressione, ecco perché è stata colta un’opportunità come Save the Children per riqualificare la zona». —

Maria Lardara

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