Il presidio
Favori ai cinesi, i poliziotti rischiano dure condanne
Si avvia alla conclusione il processo nato dall'inchiesta che nel 2010 portò all'arresto dell'allora dirigente delle volanti della Questura di Prato
prato. Condanne per complessivi 27 anni e 8 mesi di reclusione sono state chieste ieri dal pubblico ministero Laura Canovai al termine della requisitoria nel processo che vede imputati alcuni poliziotti già in servizio alla Questura di Prato, accusati di aver fatto favori a imprenditori cinesi o di aver facilitato la concessione di permessi di soggiorno in cambio di soldi.
Si tratta dell’inchiesta che fece un enorme scalpore otto anni fa, quando ai poliziotti della squadra mobile diretta da Francesco Nannucci toccò di arrestare i colleghi. Corruzione, falso ideologico, abuso d''ufficio e rivelazione del segreto d'ufficio sono le contestazioni di cui gli imputati, a vario titolo, sono chiamati a rispondere.
Il personaggio più in vista era il vice questore Fabio Pichierri, all’epoca dirigente delle volanti, prima sospeso e poi trasferito a Bologna in attesa del giudizio. Per lui il pubblico ministero ha chiesto una condanna a sei anni di reclusione.
Tra le accuse che gli vengono contestate, una riguarda un episodio accaduto il 25 ottobre 2008, quando l’imprenditore cinese Dong Bangyun, principale referente di Pichierri nella comunità orientale, fu fermato dalla polizia municipale mentre si trovava in auto col console cinese e un’impiegata del Consolato, che era al volante senza patente. Secondo l’accusa Pichierri avrebbe fatto pressioni sulla municipale ottenendo che non venisse fatta la multa. In un’altra occasione, alla fine dell’ottobre 2009, Pichierri avrebbe fornito a Dong informazioni riservate dopo la scoperta di una bisca clandestina gestita dallo stesso Dong in via dei Palli nella quale furono sequestrati oltre 70.000 euro in contanti.
Per Dong Bangyun il pubblico ministero ha chiesto una condanna a 5 anni e sei mesi di reclusione, ma la pena più pesante, 7 anni e 6 mesi di reclusione, è stata chiesta per l’ex poliziotto Michele Passeri, accusato di aver fatto carte false per favorire la concessione di alcuni permessi di soggiorno, in parte a favore di persone vicine allo stesso Dong Bangyun. Le altre richieste di condanna riguardano Daniela Ognibene (3 anni), Emanuele Ghimenti (3 anni) e Sergio Galise (2 anni e 8 mesi). Richiesta di non luogo a procedere, invece, per altri tre imputati cinesi.
Ma sul processo è già calata in parte la mannaia della prescrizione. Il pubblico ministero ha valutato infatti che 19 degli originari 26 capi d’imputazione siano già prescritti in un processo partito al rallentatore. Il giudizio immediato proposto dai sostituti Canovai e Paolini, infatti, fu respinto dal giudice Nicotra, che accolse l’eccezione di un avvocato difensore, e poi è passato oltre un anno per la nuova chiusura delle indagini. Altri due anni sono serviti per l’udienza preliminare e ora che il processo si avvia alla conclusione, si prevede che in caso di condanna altri reati cadranno in prescrizione prima della sentenza di appello o della eventuale sentenza della Cassazione.
Dopo le arringhe degli avvocati difensori il Tribunale presieduto dal giudice Silvio De Luca ha poi rinviato al 21 gennaio per la sentenza. —
Paolo Nencioni
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