Il Tirreno

Prato

 

Ecco la scuola senza banchi del futuro

Maria Lardara
Ecco la scuola senza banchi del futuro

Prato, inaugurate le nuove aule di elementari e medie alla Marco Polo, dove sette alunni su dieci sono figli di genitori nati all’estero. Qui si sperimenta un nuovo metodo

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PRATO. Nella stanza “solida” i ragazzi creano e sperimentano, in quella “morbida” siedono a terra e condividono le esperienze. Dimenticate la scuola dove gli spazi sono solo contenitori di banchi e cattedre. Nel plesso di via del Seminario che ospita le Ser Lapo Mazzei (medie) e le Filzi (elementari) la classe diventa un “atelier delle possibilità”, un luogo dove si ridefiniscono gli spazi secondo un sistema pedagogico innovativo, quello del progetto “Fare scuola” promosso dalla Fondazione Reggio Children ed Enel Cuore, esportato in 60 istituti d’Italia. Tra questi, a Prato, il comprensivo Marco Polo dove la parola “straniero” non esiste, dove la sfida della scuola multietnica (alle Ser Lapo Mazzei la presenza di alunni non italofoni sfiora il 70%) diventa un’opportunità che passa anche dai nuovi spazi inaugurati ieri mattina dal sindaco Matteo Biffoni, insieme all’assessora Mariagrazia Ciambellotti (pubblica istruzione) e Benedetta Squittieri (innovazione tecnologica). Facendo attività nella “solid room” e nella “soft room”, i 209 alunni delle Ser Lapo Mazzei e i 120 della Fabio Filzi possono crescere e apprendere in mezzo alla bellezza.

La classe-atelier. Finanziato con un budget di 50mila euro messo a disposizione da Reggio Children ed Enel Cuore, l’atelier delle possibilità è stato ricavato dalle stanze dell’ufficio di presenza: nella “solid room” si può fare attività di manipolazione intorno a un tavolo a forma di fiore pensato per lo scambio di competenze. Con dei ritagli di stoffa, ad esempio, gli studenti hanno realizzato uno zainetto. Ma la ciliegina sulla torta è la “soft room” dotata di specchio e giardino pensile mobile per permettere ai ragazzi di lavorare con le piante: un modo stimolante per ripensare, ad esempio, la lezione di scienze. Al centro della stanza galleggia come una nuvola una struttura di legno intorno alla quale, ieri mattina, ruotava un gruppo di ragazzi: la classe doveva inventare una storia sotto gli occhi della docente munita di tablet per fotografare le scene assemblate con pezzi di stoffa e cartone. «Tutto il corpo docenti s’è messo in gioco per questo progetto che risponde a un modello pedagogico innovativo per facilitare l’apprendimento», racconta la preside del Marco Polo Angelina Dibuono che ha colto subito l’opportunità di riqualificare gli spazi al primo piano sviluppando una nuova dimensione educativa. Per i contatti con Reggio Children ha avuto un ruolo chiave il Comune che ha coordinato il progetto e organizzato le trasferte per "studiare" il modello educativo.

La brochure in otto lingue. Ieri mattina l’atmosfera a scuola era vivace, cosmopolita. È stato inaugurato anche un laboratorio multimediale realizzato con fondi ministeriali. Il comprensivo Marco Polo, una piccola Babele in centro storico, ha anche un altro primato: per l’anno scolastico 2018/2019 l’istituto ha voluto tradurre in otto lingue l’opuscolo di presentazione della scuola, dall’infanzia alla secondaria di primo grado. Quattro pagine tradotte in inglese, spagnolo, portoghese, cinese, urdu, arabo, albanese e romeno per presentarsi alle famiglie e renderle partecipi dell’offerta formativa. E a dimostrazione di questa partecipazione, sono stati i genitori degli studenti a tradurre l’opuscolo nella propria lingua.

Maria Lardara
 

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