Il Tirreno

Prato

Violenze sui figli adottivi: condannato a nove anni

di Paolo Nencioni
Un'aula di Tribunale (archivio)
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Un'aula di Tribunale (archivio)

La Corte d’appello ribalta la sentenza di primo grado nei confronti del padre. Uno dei due ragazzi fu trovato morto in un parco di Vienna prima del processo

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PRATO. La Corte d’appello di Firenze, ribaltando la sentenza di primo grado, ha condannato a 9 anni di reclusione un uomo di 61 anni (di cui non facciamo il nome per non rendere riconoscibili le vittime) che era accusato di violenza sessuale nei confronti dei due figli adottivi, un maschio e una femmina, per fatti avvenuti prima a Vienna e poi a Carmignano.

Una storia agghiacciante quella che sono stati chiamati a dipanare i giudici fiorentini, in seguito a un’inchiesta della Procura di Prato iniziata nel 2011 dopo le dichiarazioni della figlia adottiva, all’epoca sedicenne. La ragazza accusò il padre di averla più volte toccata nelle parti intime quando i due restavano soli. Disse che i fatti erano avvenuti tra il 2002 e il 2003. Al suo raccontò si aggiunse poi quello del fratello, all’epoca diciannovenne, che disse di aver subìto lo stesso trattamento fino al 2005. Una vicenda che si muove sull’asse Prato-Vienna, poiché la famiglia vive da quasi trent’anni nella capitale austriaca dove il padre un tempo lavorava all’aeroporto, ma i parenti della madre adottiva dei due ragazzi ed ex moglie dell’imputato vivono in provincia di Prato, dove la famiglia tornava regolarmente.

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La denuncia dei due figli adottivi arrivò poco tempo dopo la separazione tra i genitori. I ragazzi erano rimasti con la madre e il fatto che si fossero decisi a raccontare quanto era successo a distanza di anni, e dopo la separazione, può aver fatto pensare che fossero animati da un risentimento verso il padre. A rendere ancora più complicata e dolorosa la vicenda, mentre era in corso il processo di primo grado davanti al Tribunale di Prato, è stata la morte del figlio adottivo. Il giovane doveva essere sentito al processo e pochi giorni prima dell'udienza fu trovato morto in un parco di Vienna. Aveva gravi problemi di tossicodipendenza, ma l’avvocato di parte civile in aula sostenne che le circostanze della morte non sono mai state chiarite.

Al termine del dibattimento, comunque, i giudici pratesi emisero nel maggio del 2016 una sentenza di assoluzione con formula dubitativa riguardo alle accuse mosse dalla figlia, e per intervenuta prescrizione riguardo alle accuse mosse dal fratello.

L’ex moglie dell’imputato, però, non ha perso la speranza e, tramite l’avvocato Danilo Daddi, ha fatto appello contro la sentenza. Per questo è stato celebrato un nuovo processo che si è concluso in maniera diametralmente opposta alla prima. Il procuratore generale aveva chiesto una condanna a sette anni e otto mesi di reclusione, mentre la Corte d’appello è stata ancora più dura condannando l’imputato, che non era presente in aula e a cui è stato assegnato un avvocato d’ufficio, a 9 anni di reclusione. Disposto anche un risarcimento provvisionale di 25.000 euro alla figlia e di 10.000 euro alla madre.

Anche la magistratura austriaca si era occupata del caso, ma il procedimento si era concluso con un’archiviazione per mancanza di prove. Il difensore dell’imputato aveva invano sostenuto l’impossibilità di un nuovo processo in Italia, in ossequio al principio del “ne bis in idem”, cioè del fatto che non si possa essere processati due volte per lo stesso reato.

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