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Apre al Pecci “Myo bar-bistrot” di Paci e Barni
Prato, si amplia l’offerta della ristorazione per i turisti che visitano il Museo Proposte per la colazione, pranzo e cena
PRATO. Con due anni di “ritardo”, giovedì 13 dicembre alle 13 apre il “MYO bar– bistrot”, all’interno del Centro Pecci, completando così l’offerta enogastronomica di Elena Paci ed Angiolo Barni, patron anche del “Myo Ristorante”. D’ora in avanti quindi non più le giuste lamentele per i turisti arrivati da fuori per vedere le mostre del Pecci nei giorni festivi, non trovando un bar all’interno del museo, ma neppure nelle vicinanze.
Dal martedì alla domenica, il museo è chiuso il lunedì, infatti troveranno un bar bistrot aperto dalle 10 alle 20, 30, ma da gennaio anche più tardi, oltre al ristorante che si è già guadagnato un prezioso cappello della Guida dell’Espresso. Un locale ancora negli spazi del vecchio edificio di Gamberini aperto sull’anfiteatro, dove prima c’era il Pecci-bar, ma ora completamente rifatto secondo il disegno di Maurice Nio, progettista del nuovo Centro Pecci.
E così dal 14 dicembre alle 10 sarà possibile fare la “seconda” colazione, con prodotti dolci e salati accompagnati da un blend di caffè Giamaica creato apposta da Gianni Frasi, ma sempre preparati da ll’équipe Barni con la consulenza di un pasticcere d’oltralpe. All’ora di pranzo Angiolo cucinerà da 6 a 8 piatti di tradizione, non solo toscana però, sempre diversi, accompagnati da un calice di vino.
Nel pomeriggio, pasticceria fresca per il the o cioccolata calda sempre dell’azienda Domori, fino all’ora dell’aperivino, si avete letto bene, perché verrà servito sempre e solo vino, per gustare meglio gli assaggi di salumi, formaggi, acciughe. Nei mesi prossimi infine resterà aperto fino alle 22 per la cena-bistrot, mentre nella bella stagione saranno allestiti tavoli all’aperto nel piazzale dell’anfiteatro.
«Come il ristorante sarà un locale di grande qualità, così come il museo che ci ospita, a cui vogliamo continuare a dare il nostro contributo per crescere sempre più» conclude Angiolo Barni, da sempre appassionato di arte contemporanea con cui ha arredato i suoi locali.
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