Il presidio
Raro pesce drago sequestrato dal Cites denunciato cinese
Al titolare di una ditta all’ingrosso di generi alimentari trovati anche articoli realizzati in avorio d’elefante
PRATO. Un gruppo multiforze organizzato dal Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale, Agroalimentare e Forestale (NIPAAF) del Gruppo Carabinieri Forestale di Prato, ma composto da unità in forza a quattro reparti distinti, ha messo al setaccio un esercizio alimentare con proprietari cinesi operante nella città di Prato.
Oltre 10 unità in forza al Nucleo investigativo NIPAAF, al Reparto Carabinieri per la Tutela Agroalimentare, al Nucleo Ispettorato del Lavoro e al Distaccamento Carabinieri Cites di Firenze, assieme a unità civili dell’Inail, con l’ausilio di un interprete, hanno eseguito un controllo multiforze presso una ditta operante nel settore del commercio al dettaglio e all’ingrosso di bevande e di prodotti alimentari.
I carabinieri forestali del Distaccamento Cites hanno denunciato il titolare del negozio, di nazionalità cinese ma residente a Prato per la detenzione di esemplari tutelati dalla Convenzione Internazionale Cites di Washington, senza però poter esibire la documentazione necessaria a comprovarne la provenienza lecita ai sensi della L. 150 del 1992.
Un animale vivo è stato sottoposto a sequestro penale. Si tratta di un pesce drago o arowana asiatico (Scleropages Formosus) appartenente ad una costosa specie d’acqua dolce originaria del sud-est asiatico i cui esemplari possono raggiungere, in natura, anche 90 cm di lunghezza ed un prezzo tale da richiederne la scorta armata durante le competizioni internazionali. Il prezzo di un esemplare di pesce drago era stato valutato in 300mila dollari.
Sono stati posti sotto sequestro anche cinque pregevoli manufatti di foggia e dimensioni varie realizzati in avorio d’elefante. Anch’essi di valore, in considerazione della pregevole fattura e dell’accurata lavorazione manuale.
Il titolare è stato denunciato a piede libero anche dai militari del Nucleo Ispettorato del Lavoro per aver installato un impianto di videosorveglianza ritraente luoghi di svolgimento di attività lavorativa senza avere l’autorizzazione. Al medesimo sono state inoltre comminate sanzioni amministrative per violazioni in materia di lavoro e ammende per oltre 2.200 euro complessivi. —
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