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Prato

Salvini sul "tesoro" restituito ai rom: "Ma è normale?"

Il ministro dell'Interno Matteo Salvini
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Il ministro dell'Interno Matteo Salvini

Il ministro dell'Interno interviene su Twitter e Facebook a proposito dell'ordinanza del Tribunale di Prato che ha negato la confisca di beni per 2,5 milioni di euro

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PRATO. Il cinguettio di Matteo Salvini era quasi inevitabile, visto l'argomento, ed è arrivato pochi minuti prima delle 20. Il ministro dell'Interno ha letto la notizia dell'ordinanza con la quale il Tribunale di Prato dispone la restituzione di beni per quasi 2,5 milioni alle famiglie rom Ahmetovic e Halilovic ed è sbottato: "Scrivo al ministro della Giustizia per chiedere un controllo. Ma è normale???". Nel tweet Salvini ha aggiunto il link all'articolo del Tirreno.

Lo stesso messaggio è apparso negli stessi minuti sulla pagina ufficiale di Facebook del ministro. Stessa domanda e stessa prevedibile risposta.

Per il tribunale di Prato, infatti, sono veri ricchi e non falsi poveri i 14 membri delle famiglie rom Ahmetovic e Halilovic ai quali la Procura voleva confiscare beni per 2 milioni e 412.000 euro dopo averne ordinato il sequestro nel giugno del 2017. Il Tribunale di Prato ha deciso che quei beni (case, terreni, conti correnti e libretti postali) dovranno essere restituiti ad Alessandro Ahmetovic, alla madre Djula, ai fratelli Patrizia e Valter e ad altri dieci rom che un tempo vivevano nel campo di viale Marconi e ora si sono sistemati in case di proprietà acquistate nel corso degli anni.

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Ma da dove proveniva il denaro usato per fare acquisti? Secondo la Procura era il provento degli innumerevoli reati compiuti dal gruppo Ahmetovic-Halilovic. Sette di loro hanno collezionato un totale di 76 condanne per reati contro il patrimonio fino a pochi anni fa. E così, dopo le indagini della guardia di finanza, scattò una misura di prevenzione patrimoniale sulla base della sproporzione tra beni posseduti e redditi dichiarati: sequestri per quasi due milioni e mezzo di euro finalizzati alla confisca. Sembrava un risultato scontato, ma così non è stato, sostanzialmente per un motivo.

Il Tribunale ha ritenuto che non ci fosse la contestualità temporale tra i reati commessi e l’acquisto di certi beni. Un ragionamento che non convince la Procura, che dunque farà appello. Nel corso del procedimento, infatti, era stata dimostrata la pericolosità sociale delle persone coinvolte ed era stata dimostrata la proprietà dei beni, anche se intestati ad altre persone.

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