Meteo
Il nuovo status symbol dei ricchi cinesi è un mastino tibetano
Prato, una razza pregiata, molto costosa, amata dai benestanti della comunità cinese di Roma. E a Prato sta diventando florido il commercio dei cani provenienti dalla Cina
PRATO. Mastini tibetani arrivati in Cina per essere venduti a caro prezzo a cinesi benestanti. Un commercio sotterraneo scoperto nei giorni dall’associazione Earth Prato. I cani sono stati sequestrati. Gli animali, come dichiarato dal proprietario, provengono tutti dalla Cina e 5 di loro erano sprovvisti della documentazione necessaria, cioè, nonostante il microchip, impiantato in Cina, era assente il certificato d'iscrizione all'anagrafe canina regionale (obbligatorio entro 30 giorni dall’entrata in Italia, avvenuta però tra 3 e 8 mesi fa) e pertanto non erano registrati nel nostro Paese. La segnalazione è arrivata da un cittadino, in seguito ad un tam tam su Facebook di alcune foto degli animali.
«Andremo avanti con gli accertamenti – riferisce il responsabile di Earth Prato Cristiano Giannessi –. È partita anche la segnalazione alla Asl veterinaria. La domanda, tra le altre, è come questi animali siano arrivati in Italia. Per passare il confine è necessario infatti un certificato di registrazione all’anagrafe canina (anche cinese) e che attesti la vaccinazione contro la rabbia. Purtroppo – aggiunge – il fenomeno dell’errata detenzioni di cani da parte di cittadini di nazionalità cinese è molto diffuso sul territorio pratese e rappresenta circa il 70% delle segnalazioni ricevute dalle nostre guardie. Molto spesso questi cani, quasi sempre di razza e di grandi dimensioni, vengono detenuti in gabbia ed utilizzati per la riproduzione e la vendita dei cuccioli in tutta Italia. Basti pensare che, come rilevato dalla nostra sezione romana, gran parte dei cani della comunità cinese di Roma provengono da Prato. Un numero così alto che farebbe pensare a qualcosa che va oltre il semplice allevamento amatoriale».
Vendere cuccioli non è illegale (e nemmeno sottoposto a tassazione al di sotto dei 30 cagnolini “prodotti” l’anno, con meno di 5 femmine “fattrici”). Necessita però il rispetto di una serie di normative, come appunto la registrazione sia dei genitori che dei cuccioli e della loro vendita. I rischi di questa pratica però sono anche altri.
[[atex:gelocal:il-tirreno:site:1.17522262:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.17522262:1652407075/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
«In Cina ci sono pochi controlli – afferma Emiliano Zoi, titolare di Drokpa, uno dei pochissimi allevamenti riconosciuti in Italia di mastino tibetano, la razza sequestrata nel Macrolotto –, perciò gli esemplari di mastino tibetano che arrivano da lì spesso hanno patologie, ad esempio all’anca, ai gomiti o agli occhi. In più non sono “puri”, perché in molti casi incrociati con altre razze, come il chow chow, cosa che dà luogo ad un “inquinamento genetico”. Poi c’è l’aspetto commerciale – aggiunge –: in Cina si possono comprare cuccioli a prezzi molto bassi (anche 500 euro, contro i 1.500/2.000 euro del prezzo italiano ndr), cosa che danneggia il mercato. Gli allevatori europei sono “in rivolta”».
[[atex:gelocal:il-tirreno:site:1.17522261:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.17522261:1652407075/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
Il mastino tibetano è stato un cane estremamente popolare in Cina tra il 2000 e il 2012: una sorta di status symbol per i nuovi ricchi. Un cucciolo costava 10/15mila euro, ma si sono registrate anche vendite record oltre il milione di euro, facendo guadagnare alla razza l’appellativo di “cane più costoso del mondo”. Poi la “bolla” è scoppiata e i prezzi sono crollati, soprattutto nel paese orientale. «La moda da noi è arrivata un po’ dopo e ancora c’è» spiega Zoi. Anche se questi amici a 4 zampe arrivano a pesare anche 70 chili.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
