Il Tirreno

Prato

LE AZIENDE CINESI 

L’integrazione procede ma troppo lentamente

M.L.

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PRATO. Che Prato sia una realtà particolare lo dicono i numeri. Su 30 mila aziende di tutto il territorio, ben 9 mila sono a conduzione straniera (e molte di queste cinesi). Sono circa il 30 per cento di tutte le aziende attive, quando la media nazionale è il 10 per cento, tre volte di meno. Cinque anni fa tre aziende su quattro a conduzione straniera chiudevano e scomparivano nel nulla dopo mediamente diciotto mesi: prima di poter essere controllate. Oggi il 62 per cento ha una vita media di 22 mesi. C'è stato un miglioramento. «Forse troppo lento» annota il presidente della Camera di Commercio Luca Giusti. L'anno scorso c'è stato infatti un altro rogo, con due morti. Poi sottolinea l'importantissimo lavoro realizzato da Asl e Regione e ricorda come il contrasto all'illegalità sia sempre direttamente proporzionale a cultura e integrazione (che manca) e un vero cambiamento non si possa raggiungere solo attraverso un'azione repressiva. L'obiettivo è consolidare i risultati raggiunti, provando ad andare anche oltre per contrastare (con la collaborazioni di altri pezzi dello Stato) anche l'evasione fiscale e contributiva, che le ispezioni per la sicurezza nei luoghi di lavoro in parte hanno comunque già contribuito a far emergere. Zanieri della Uil, intervenuto a nome di tutti i sindacati, ricorda i troppi morti sul lavoro in Italia: più di 800 dall'inizio dell'anno, oltre il 4 per cento in più rispetto al 2017 nonostante che il lavoro sia di meno. «Prato è capace di integrare: non penso che la comunità cinese sia un problema» rimarca Vignolini a nome degli imprenditori. E integrare è importante perché le aziende cinesi e il loro indotto pesano per una quota rilevante sul Pil e l'economia locale. —



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