Diamanti deprezzati, il Tar dà ragione ai risparmiatori
Sono una decina i pratesi che hanno acquistato i preziosi ad un prezzo molto superiore al valore reale. Ora si muove la Confconsumatori
prato
“Dai diamanti non nasce niente”, recita la canzone di De André, ed effettivamente sembra che nasca davvero poco. È il caso del signor Antonio (nome di fantasia), pratese, 62 anni, ex metalmeccanico in pensione che nel 2015 su proposta della sua banca, fece l’acquisto di 10 diamanti da 0,5 carati per l’investimento di ben 78mila euro, con la promessa che nel giro di dieci anni quel valore avrebbe avuto una plusvalenza di oltre il 20%. A vendere i preziosi erano state la Idb e la Dpi società di vendita di diamanti che, attraverso alcuni istituti di credito, proponevano investimenti di questo genere garantendo la sicurezza del capitale e il valore poi del guadagno. Niente di più falso. Come Antonio altri otto pratesi negli ultimi tre anni sono caduti nella trappola del magico finto investimento, depositando cifre fra i 20mila e i 78mila euro. La sentenza del Tar del Lazio di venerdì scorso, dopo i provvedimenti dell’Antitrust nel 2016 e le denunce della Confconsumatori, ora dà ragione definitiva agli investitori tratti in inganno e obbliga le banche in questione, a Prato Banco Popolare di Milano e Monte dei Paschi di Siena, a risarcire i clienti del capitale sborsato. Ad accendere i riflettori su questo tipo di investimento, rivelatosi spam già al momento dell’acquisto, fu la trasmissione della Rai, Report, nell’autunno del 2016 col servizio “Occhio al portafoglio”. «Vidi Report – confessa l’ex metalmeccanico – mi fidavo della mia banca, ma fui assalito dal dubbio. Presi i 10 diamanti e li feci valutare a Prato e a Firenze, venne fuori che valevano un quinto di quanto li avevo pagati, forse 16mila euro appena. Mi rivolsi subito a Conconsumatori che devo ringraziare perché con le lettere dei legali e le prove di quotazione ha fatto in modo che almeno io con la mia banca a marzo 2018 sia rientrato in possesso di tutto il capitale». Ma non per tutti tutti gli investitori pratesi è andata così. «Questo caso si è risolto nel giro di qualche mese – dice Alessandro Fagni, avvocato della Confconsumatori di Prato – La banca qui ha capito subito di essere su un terreno minato. La sentenza del Tar del Lazio ora prosegue a darci ragione, ma non tutti gli investitori hanno ricevuto indietro il denaro». Gli sportelli bancari, per convincere i clienti, mostravano degli articoli pubblicati dal giornale Il Sole 24 ore. Ma anche qui niente di vero. «Quegli articoli erano spazi a pagamento acquistati dalle due società sul Sole 24 ore in cui pubblicavano quotazioni taroccate dei preziosi». La truffa, quindi, iniziava ancora prima dell’acquisto. I diamanti venivano venduti a costi lievitati di cinque volte dal valore reale di mercato. «Sollecitiamo le banche a restituire il denaro, il capitale versato a quei clienti che ancora non hanno ricevuto indietro niente. Altrimenti saremo costretti ad andare oltre» conclude l’avvocato Fagni. —
ALESSANDRO FORMICHELLA
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