Il Tirreno

Prato

Pretendevano soldi dai cinesi: arrestati quattro paracadutisti

di Paolo Nencioni
La conferenza stampa in Procura: da sinistra Gianluca Aurilia, Lorenzo Gestri e Giuseppe Nicolosi
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La conferenza stampa in Procura: da sinistra Gianluca Aurilia, Lorenzo Gestri e Giuseppe Nicolosi

I militari della caserma di Pistoia, impiegati nel pattugliamento delle strade di Prato, sono accusati di concussione e sono ai domiciliari. L'Esercito li sospende: "Sdegno e condanna". Il plauso del sottosegretario

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PRATO. Quattro paracadutisti del 183° reggimento Nembo di Pistoia, in servizio di pattugliamento sulle strade di Prato nell'ambito dell'operazione Strade sicure, sono stati messi agli arresti domiciliari con l'accusa di concussione per aver preteso somme di denaro da cinesi all'esito di controlli nella zona industriale del Macrolotto. Le misure cautelari, eseguite oggi, 16 novembre, dalla squadra mobile della polizia e firmate dal gip su richiesta del sostituto procuratore Lorenzo Gestri sono il frutto di un'inchiesta nata da un'informazione confidenziale arrivata alla Digos, secondo la quale i militari chiedevano soldi ai cinesi. I quattro arrestati sono Dimitri Dallai, 24 anni, di Prato, Corrado Emanuele Pepe, 44 anni, di Pistoia, Mattia Carrabs, 21 anni, di Santa Maria a Monte, e Alessandro Ranieri Fazzi, 34 anni, di Prato.

Il procuratore Giuseppe Nicolosi ha spiegato in conferenza stampa, presente il capo della squadra mobile Gianluca Aurilia, che si è trattato di un'inchiesta molto veloce e ha ricordato il valore della collaborazione dei cittadini per arrivare a questi risultati. I casi contestati sono otto, da maggio a luglio, e ogni volta si trattava di 50 o 100 euro. Una volta acquisita la segnalazione, i telefoni cellulari dei paracadutisti sono stati messi sotto controllo e sarebbero emerse conferme ai sospetti. I pattugliamenti nel corso dei quali sarebbero stati chiesti i soldi ai cinesi sono avvenuti in zone nelle quali non era previsto il pattugliamento (per questo i quattro militari dovranno rispondere anche di violata consegna). Le "regole d'ingaggio" del pattugliamento dei paracadutisti non prevedono che, in assenza di altre forze dell'ordine, possano procedere a controlli e identificazioni.

Nessuno dei cinesi che hanno pagato si è rivolto alle forze dell'ordine. Si sono confidati con due conoscenti italiani che lavorano in un'azienda della zona e sono stati questi ultimi a segnalare i movimenti sospetti alla Procura. I cinesi avevano creato una chat nella quale si segnalava la presenza dei militari: "Attenti, ci sono quelli che chiedono soldi".

L'Esercito esprime "profondo sdegno e condanna" per la vicenda dei quattro paracadutisti. "Il personale coinvolto - si legge in una nota - si è macchiato, laddove le attività di indagine lo confermassero, di un comportamento inqualificabile per uomini e donne che indossano l'uniforme" e, "confermando la massima collaborazione e trasparenza con gli organi inquirenti, l'Esercito ha già avviato tutte le procedure per l'immediata sospensione dei militari dal servizio".

La Forza armata - che manifesta "totale intransigenza, tolleranza zero, nel perseguire tali inaccettabili condotte" - sottolinea che "tali isolati avvenimenti violano l'etica militare e non rispettano i principi e i valori su cui si fonda la nostra storica Istituzione e il suo personale che, invece, con profonda onestà, professionalità, e spirito di sacrificio, quotidianamente svolge il proprio dovere, in Italia e all'estero, anche a rischio della propria vita".

"Bene l'avvio delle procedure per l'immediata sospensione dal servizio. In attesa degli ulteriori sviluppi delle indagini, laddove giudicati colpevoli sarà doveroso allontanarli dalla Forza Armata con gli strumenti normativi previsti. Chi non indossa la divisa con onore, la stessa per cui in tanti hanno sacrificato la propria vita, non è degno di far parte della grande famiglia della Difesa". E' il messaggio del dottosegretario alla Difesa Tofalo appresa la notizia dell'arresto dei quattro paracadutisti a Prato. Il sottosegretario ringrazia quindi "gli oltre settemila militari impegnati giorno e notte nell'operazione Strade sicure per la sicurezza collettiva".

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