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Molestie sessuali, la Procura non crede al racconto dei ragazzi

PAOLO NENCIONI
Molestie sessuali, la Procura non crede al racconto dei ragazzi

Il pubblico ministero ha chiesto l’assoluzione di un operaio accusato dal figlio e dal figliastro: troppe cose non tornano

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Per cinque lunghi anni un operaio specializzato di Prato ha vissuto sotto la spada di Damocle della condanna per un reato infamante: aver molestato sessualmente il proprio figlio e il figlio avuto successivamente dalla ex compagna con un altro uomo, ma ora probabilmente verrà assolto al termine di un lungo processo perché finora non sono emerse prove a suo carico. Lo stesso pubblico ministero Egidio Celano ha chiesto l’assoluzione dell’imputato al termine della sua requisitoria e il Tribunale pronuncerà la sentenza a dicembre.

Il processo è iniziato in seguito al racconto fatto nel 2013 da due ragazzini all’epoca minori di 14 anni. Il primo è il figlio dell’imputato, il secondo è il figlio avuto dalla sua ex compagna, dopo la separazione, con un altro uomo. I fatti però si riferiscono al periodo compreso tra il 2002 e il 2009, quando l’uomo, secondo quanto riferito alle forze dell’ordine e poi in Procura, ha avuto modo di frequentare i due minori. I ragazzini raccontarono di essere stati costretti a subire i palpeggiamenti e gli strofinamenti nelle parti intime da parte dell’uomo quando si trovavano da soli con lui. Un racconto che è stato poi confermato in sede di incidente probatorio e che è diventato il principale elemento d’accusa perché poi i due minori, nel frattempo diventati maggiorenni, non sono stati chiamati in aula a ripeterlo. La madre ha testimoniato di non essersi mai accorta di nulla. Le presunte molestie, però, sono state denunciate quattro anni dopo i fatti, e i due minori raccontarono sostanzialmente la stessa storia. Come accade in questo tipo di processi, c’era la loro parola contro quella dell’imputato (difeso dagli avvocati Barbara Mercuri e Andrea Torri) che ha sempre negato di aver messo le mani addosso al figlio e al figliastro.

La vicenda, anziché sbrogliarsi, si è ulteriormente complicata in aula perché le circostanze riferite dai due ragazzi non hanno trovato conferma in elementi concreti. C’erano troppe cose che non tornavano nel loro racconto, secondo il pubblico ministero Celano: luoghi, date, particolari di quanto era successo. Per questo il magistrato si è risolto a chiedere l’assoluzione dell’imputato. Se sarà davvero assolto, bisognerà chiedersi perché è stato ingiustamente accusato. —

PAOLO NENCIONI

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